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Note: "Caro Gallignani, la tua lettera del 23 corr. mi ha trovato a Roma, caldo caldo, dopo un'assenza di parecchi mesi, mesi di vita randagia, di lavoro continuo.. In quanto all'oggetto della tua lettera, ti dico francamente che mi hai messo una pulce nell'orecchio: se, da un lato hai toccato la mia corda sensibile, ricordandomi l'Istituto dove ho studiato e per il quale nutro un sentimento veramente affettuoso, dall'altro lato iil tuo progetto viene a cozzare contro la mia volontà che è quella di non muovermi più, per qualche tempo, di non dirigere più, di non lavorare più. Cosa vuoi: alla stanchezza matriale del mio essere, si è aggiunta una certa nausea del disgraziato ambiente in cui debbo vivere; e sento il bisogno di un po' d'isolamento, di un po' di riposo, starei per dire di un po' d'ossigeno. Inoltre la tua proposta presenta due difficoltà capitali: la prima.. mi chiedi musica nuova.. la seconda è rappresentata dagli editori, che mi stannno alle calcagna.. per stornarmi dalla idea di non lavorare: pensa a ciò che succederebbe se sapessero che per altri lavoro.. Perciò la tua lettera mi ha messo addosso un fermento di nervi.. E con sincero, profondo dolore, sono costretto a dirti: non posso. non posso. Perdonami, caro Gallignani, e credi alla amicizia cordiale di chi forma i voti più belli e più affettuosi per il tuo Conservatorio. Sempre tuo".
Ben conservata.