PAPACCIO Salvatore.
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- Salvatore Papaccio, Teatro, Cafè Chantant
Description
Fotocartolina non viaggiata. S.d. (1920 ca.), cm 9×14, fotografia D. Macari-Napoli. Tracce d’uso al verso annotazioni a biro e timbr. d’appartenenza. Rara fotocartolina del tenore Papaccio: una delle tre P della canzone napoletana con Vittorio Parisi e Gennaro Pasquariello. Salvatore Papaccio: Il tenore che fece innamorare Napoli. Salvatore Papaccio (Napoli 1890 – 1977) è stato un cantante italiano. Prodigio precoce, salì sui palchi già a otto anni, ma la vera svolta arrivò nel 1908, quando fu scritturato nel coro del Teatro San Carlo. Da lì, la sua voce si fece strada: nel giro di pochi anni passò da semplice corista al debutto wagneriano in Tristano e Isotta, sotto la direzione del celebre maestro Campanini. A partire dal 1919 divenne una stella della discografia napoletana: La Voce del Padrone lo volle per le prime registrazioni di romanze e canzoni che entrarono nel cuore del pubblico (Mandulinata ‘e notte, Napule mio, Sulo ‘a chitarra mia).La concorrenza se lo contendeva: la Phonotype lo “strappò” con un contratto ventennale. Fu protagonista delle storiche Piedigrotte: trionfò con classici come Silenzio cantatore, Chiove e A canzone ’e tutto ’o munno. Amatissimo dagli editori e dai poeti, da Libero Bovio a E.A. Mario, Papaccio riusciva a passare con naturalezza dalla lirica alla canzone napoletana, dalle barcarole ai pezzi comici, fino ai brani patriottici. Una curiosità poco nota: nel 1928 entrò nella compagnia della divina Anna Fougez, che divenne madrina di battesimo della sua seconda figlia. E nel 1935 fu protagonista del suo unico film, Napoli verde-blu, accanto ad Armando Gill e Lina Gennari.Dietro il successo, però, anche scelte di cuore: rifiutò una tournée in America per non allontanarsi dalla moglie malata, Concetta, scomparsa nel 1938. Nel dopoguerra tornò a cantare, ma nel 1952 disse addio alle scene con un grande concerto al Teatro Diana, per poi rientrare al San Carlo come Ispettore di Palcoscenico. Continuò a insegnare canto fino alla vecchiaia. Ultima immagine indimenticabile: nel 1972, a 82 anni, incise ancora sette brani inediti, dimostrando un’energia fuori dal comune. Morì il 25 dicembre 1977, lasciando ai familiari un addio che è già poesia napoletana: «Scusateme tanto si v’aggio ‘ntussecato Natale!»