Dai Canti di Mèlitta ed altre poesie. Con uno scritto di Manara Valgimigli
Dai Canti di Mèlitta ed altre poesie. Con uno scritto di Manara Valgimigli
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Détails
- Année
- 1960
- Lieu d'édition
- Milano (Varese - Milano)
- Auteur
- Lipparini Giuseppe
- Éditeurs
- Ceschina (Amedeo Nicola & C.)
- Thème
- Letteratura italiana del '900, Poesia
- Jaquette
- False
- Etat de conservation
- Comme neuf
- Langues
- Italien
- Dédicacée
- False
- Print on demand
- False
- Condition
- Ancien
- Premiére Edition
- False
Description
In-16°, pp.61, (3), brossura editoriale riquadrata a risvolti. Ritratto fotografico del Lipparini all'antiporta. Ottimo stato. Florilegio di liriche dalle principali raccolte del letterato bolognese, soprattutto dalla sua maggiore, i 'Canti di Mèlitta'. 'Salutata dai primi lettori con molto interesse e simpatia. il miglior frutto del neoclassicismo postcarducciano. Una serie di componimenti riferiti all'immaginaria figura di Mèlitta, una cortigiana ateniese che potremmo immaginare giovinetta nel cerchio delle allieve di Saffo, e intonati, forse più nelle immagini che nelle forme, al gusto della lirica greca: fra idillio e melica erotica. Ma del Carducci è presente solo la lezione metrica delle Odi Barbare. Documento del gusto del nostro primo novecento. Di suo. Lipparini vi mise una trepida gentilezza di accenti, evitando ogni eccesso di erotismo e abbandonandosi a una pacata contemplazione della vita rusticana' (Ferdinando Giannessi in Diz. Bompiani d. Opere, Appendice, I, pp. 120-121). Il Lipparini (Bologna, 1877-ivi, 1951), letterato, poeta e critico letterario ed artistico di dotta formazione umanistica, formatosi col Panzacchi nella Bologna carducciana, fu professore di letteratura italiana ad Urbino, a Matera e a Palermo, passando poi all'insegnamento di storia dell'arte all'Accademia di Belle Arti di Bologna, di cui fu in seguito Presidente. Della sua produzione narrativa sono noti oggi soprattutto i 'Racconti di Cutigliano', mentre la sua attività critica, seppur di gusto squisito, eccede di poco i limiti di una colta ed onesta divulgazione. La sua poesia, improntata a un consumato classicismo di sapore quasi alessandrino, dette forse i suoi frutti migliori nei presenti 'Canti di Melitta'. Quaderni di poesia contemporanea, III. Spaducci, p. 161.