Gli indifferenti
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Détails
- Année
- 1929
- Lieu d'édition
- Milano,
- Auteur
- Moravia, Alberto [A. Pincherle]
- Pages
- pp. 354 [4]; titolo stampato in rosso all’occhiello e al frontespizio.
- Éditeurs
- Edizioni “Alpes” (officine della Federaz. Italiana Bibliot., Popolari in Milano),
- Format
- in 8°,
- Edition
- Edizione originale.
- Thème
- Narrativa Italiana del '900
- Description
- brossura in leggera carta patinata bianca con piccola unghiatura, stampata ai piatti e al dorso; copertina disegnata in perfetto stile déco, con titolazione in grigio, blu e rosso, e iconica vignetta di Ubaldo Veneziani al centro;
- Premiére Edition
- True
Description
LIBROEdizione originale.Restauro professionale al dorso e ai bordi della fragile copertina; timbro «Omaggio degli Editori» biffato con firma d’appartenenza datata 1942 alla prima carta; «Omaggio» manoscritto sulla carta d’occhietto, seguito dal numerale 50 in matita verde, numerale ribadito al frontespizio; firma d’appartenenza «Fernando Mariny | 18 8 1929 VII°» in elegante grafia alla pagina 7; per il resto integro e pulito, un più che buon esemplare.Opera prima nella prima tiratura finita di stampare il 2 maggio 1929 in circa 1000 esemplari; dopo alcuni rifiuti fu accolto, con un contributo economico dell’autore, dalla casa editrice diretta da Cesare Giardini e presieduta da Arnaldo Mussolini. Fu un esordio davvero sbalorditivo. L’autore aveva appena vent’anni; benché non fosse del tutto acerbo (sua zia era Amelia e suoi cugini Carlo e Nello Rosselli: già dal ’26 collaborava ad alcune prestigiose riviste), nessuno aveva mai sentito parlare di «Moravia»: nato Alberto Pincherle Moravia, le sue prime cose erano firmate Pincherle, fino a che «l’omonimia suscitò le proteste di un altro Alberto Pincherle, storico delle religioni: da qui la decisione di Moravia di eleggere a nome d’arte il suo secondo cognome» (Ciocchetti, voce DBI vol. 83 2015). Nell’estate del 1929, con un innesco lento ma deflagrante, scoppiò un vero e proprio “caso «Indifferenti»” o “caso Moravia”: non solo il libro vendeva assai bene (subito ristampato, con altra copertina e diverse modifiche, nell’ottobre e oltre 15.000 copie dichiarate al febbraio dell’anno successivo), ma non ci fu critico di terza pagina che non volesse partecipare al dibattito suscitato da questa eccezionale opera che ha effettivamente cambiato il modo di scrivere romanzi in Italia. Il successo, peraltro, non risparmiò critiche e invidie, con una levata di scudi piuttosto seria da parte dei bigotti fascisti — paradossalmente capeggiata proprio da Arnaldo Mussolini, presidente della casa editrice. -- Il bibliografo Lucio Gambetti, in un recente censimento dei «Preziosi del ventesimo secolo», ha registrato appena trenta copie, delle quali venti nelle biblioteche italiane ICCU e solo dieci apparse in cataloghi di vendita: «Trenta copie residue non sono molte per un libro di quasi novant’anni che ebbe una tiratura di 1000 o 1300 copie. [.] ritengo molto improbabile che [.] possa essere superata una quantità di pochissime centinaia di copie superstiti [.] parecchie in cattive o pessime condizioni, complici anche la fragilità della brossura e la scarsa qualità della carta utilizzata» (ALAI 3 2017, p. 32-s di 9-49).Gambetti, Preziosi del Novecento, Alai 3, 2017, pp. 32-33