Il Cannocchiale Aristotelico, o sia, Idea dell'arguta, et ingegnosa elocutione, che serve à tutta l'Arte oratoria, lapidaria, et simbolica. Esaminata co' principii del Divino Aristotele. Accresciuta dall'Autore di due nuovi Trattati, cioè, de'concetti predicabili ed emblemi
Il Cannocchiale Aristotelico, o sia, Idea dell'arguta, et ingegnosa elocutione, che serve à tutta l'Arte oratoria, lapidaria, et simbolica. Esaminata co' principii del Divino Aristotele. Accresciuta dall'Autore di due nuovi Trattati, cioè, de'concetti predicabili ed emblemi
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Détails
- Année
- 1682
- Lieu d'édition
- Venezia
- Auteur
- Tesauro Emanuele
- Éditeurs
- Benedetto Milocho
- Thème
- Retorica ed estetica barocche, Aristotelismo, Secentine veneziane
- Description
- *Hardcover
- Jaquette
- False
- Etat de conservation
- En bonne condition
- Langues
- Italien
- Dédicacée
- False
- Print on demand
- False
- Condition
- Ancien
- Premiére Edition
- False
Description
In-4°(cm 16x22) in legatura coeva con titolo su tassello al dorso. Pp 12 non num., 431, 17 non numerate, al frontespizio marca tipografica con emblema di Fenice sorgente da fiamme mirante il Sole entro con cornice con motto Vivam Laetiori Vita sic Renovata istoriata con grottesche, testatine, capolèttere e finalini. Lievi segni del tempo e d'uso alla legatura, interno fresco seppur leggermente rifilato in testa: più che buon esemplare. Una delicata poesia a p. 24 non numerata sulle lucciole e alcune glosse di antica mano. Ristampa veneziana di quest'opera, apparsa per la prima volta nel 1654 a Torino, in cui Tesauro esplora con acume e dovizia di esempi l'intera gamma del parlar figurato, cercando la spiegazione della metafora nei principi salienti della Retorica aristotelica e indugiando in particolar modo sulle 'argutezze' e sui 'concetti predicabili', cioè su complesse figure retoriche che consentono di realizzare i princìpi e gli orientamenti della poetica barocchista: i fini del diletto e della 'meraviglia', la prospettiva illusionista, l'accumulo e lo sdoppiamento degli oggetti rappresentati. La parola è ricondotta alla sua funzione simbolica e l'idea di metafora diviene, coma fa notare Ezio Raimondi, tutt'uno con l'idea di uomo. La presente edizione è accresciuta di due trattati, De'concetti predicabili e Degli emblemi, che pur essendo anche essi afflitti da verbosità, concettismi e barocchismi son pur tuttavia un utile guida per distinguere le figure meramente verbali ovvero retoriche da figure simboliche e in queste le imprese dagli emblemi che sebbene entrambe di natura metaforica differiscono per stili e complessità; presente anche un utile glossarietto di tutti gli altri simboli di fatto ovvero non verbali: ballo, giochi equestri, mascherate, trofei, etc. Nel suo famoso studio 'L'Umorismo', Luigi Pirandello ricordava l'opera ('oh, il Cannocchiale aristotelico di Emmanuele Tesauro!'), per l'aridità e cerebralità del suo disquisire, tra le 'fatiche speciosissime che si fecero nel secolo XVII per definir l'ingenio'. Curioso il fatto che il Tesauro fosse tardivamente arroccato in filosofia su posizioni neo-aristoteliche proprio in un secolo in cui l'aristotelismo, già attaccato o sbeffeggiato da Erasmo, da Giordano Bruno, da Telesio, dal Vives, dal La Ramée, dal Nizzolio, trovava in Galileo uno dei suoi più acerrimi nemici e, insieme, uno dei suoi più conseguenti critici. Cfr., per le altre edizioni, Vinciana, nn. 3726 e sgg. Feller, XII, p. 55. Praz, Studies in XVIIth Century Imagery, II, passim. Sulle concezioni estetiche del Tesauro, Croce, Estetica e Problemi di Estetica, passim. Fassò, cit. Carlo Cordié in Diz. Bompiani d. Opere, II, 33.