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Livres anciens et modernes

Cavalca Domenico

Il Pungilingua ridotto alla sua vera lezione da Monsignor Giovanni Bottari

Per Giovanni Silvestri, 1837

30,00 €

Gilibert Galleria Libreria Antiquaria

(Torino, Italie)
Fermé jusqu'au 8 janvier 2026.

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Détails

Année
1837
Lieu d'édition
Milano
Auteur
Cavalca Domenico
Éditeurs
Per Giovanni Silvestri
Thème
Letteratura italiana, Religione cattolica, Linguistica e lingua italiana
Jaquette
Non
Etat de conservation
En excellent ètat
Langues
Italien
Dédicacée
Non
Print on demand
Non
Condition
Ancien
Premiére Edition
Non

Description

In-16°, pp. XVI, 276, brossura editoriale color arancio con titolo entro bordura. Dedica a stampa del curatore al marchese Andrea Alamanni. Bell'esemplare. Edizione ottocentesca di questa scrittura mistico-devozionale del Cavalca (Vicopisano, 1270 ca.-Pisa, 1342), noto anche come De bona et mala lingua, esempio insigne della forbitezza di dettato dell'aureo Trecento. Precedono alcune considerazioni sulla nobiltà e l’utilità del linguaggio (quasi un abbozzo dei Frutti della lingua), poi si passano ordinatamente in rassegna i peccati che l’uomo commette parlando: la bestemmia, la mormorazione, lo spergiuro, la menzogna, la detrazione, l’adulazione, la maledizione, il “convizio” o improperio, la beffa, e così via con precisione sempre crescente, fino al parlare scurrile dei giullari. L’autore segue lo schema del De peccato linguae, che fa da conclusione della Summa vitiorum del Peyraut, ma si comporta molto liberamente rispetto all’originale. La struttura del trattato non è delle più equilibrate, ma ha il vantaggio di raccogliere in un repertorio di facile consultazione, anche per i frequenti rimandi interni e le sistematiche ripetizioni, i più comuni argomenti della predicazione popolare. I bersagli più insistentemente colpiti sono i giullari che distolgono i fedeli dalle prediche, e con loro i prelati che li mantengono, lasciando morire di fame i poveri di Cristo (cap. XXVII); le mezzane disposte “per un bicchiere di vino” a perdere le anime e a vituperare i corpi delle giovani (cap. XIX), le donne fatue che si acconciano con capelli posticci e uccidono le anime dei giovani coi loro canti e coi balli seducenti; e poi i malefici, gli incantatori, i negromanti. In queste notazioni di costume il Cavalca non si distacca dalla sua fonte, ma talvolta aggiunge osservazioni originali, espresse con vivace precisione. Autentica è l’indignazione del Cavalca contro falsi profeti, eretici e visionari, che vanno predicando senza l’autorizzazione dei superiori ecclesiastici' (Carlo Del Corno in D.B.I., vol. XXII). Biblioteca scelta di opere italiane antiche e moderne, vol. 365.
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