L'energia del salario. Perché il successo della Grande Transizione capitalistica è la rivalutazione del lavoro
L'energia del salario. Perché il successo della Grande Transizione capitalistica è la rivalutazione del lavoro | Livres anciens et modernes | Giuseppe Sabella
L'energia del salario. Perché il successo della Grande Transizione capitalistica è la rivalutazione del lavoro
L'energia del salario. Perché il successo della Grande Transizione capitalistica è la rivalutazione del lavoro | Livres anciens et modernes | Giuseppe Sabella
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Détails
- Année
- 2023
- ISBN
- 9788849876727
- Auteur
- Giuseppe Sabella
- Pages
- 110
- Série
- Varia
- Éditeurs
- Rubbettino
- Format
- 170×119×20
- Thème
- Crisi e disastri finanziari ed economici, Economia del lavoro, reddito
- Etat de conservation
- Neuf
- Langues
- Italien
- Reliure
- Couverture souple
- Condition
- Neuf
Description
Energia e salario rappresentano la polarità che sta ridefinendo il ciclo economico: mentre aumentano i costi dei beni e servizi, si riduce il valore del potere d’acquisto. L’inflazione è tornata a salire a causa dello “sdoppiamento” della globalizzazione (decoupling) e della conseguente crisi delle materie prime. Intanto, l’UE spinge per la Transizione digitale, energetica ed ecologica che altro non è che l’ultima e Grande Transizione del capitalismo. In questo scenario – peraltro aggravato dalla crisi ucraina – chi potrà permettersi di comprare l’auto elettrica? Siamo dentro una stagione contrassegnata non solo dall’aumento dei prezzi ma anche dai costi crescenti della trasformazione dell’industria. La rivalutazione del lavoro e del potere d’acquisto è indispensabile per liberare energia nel sistema economico: gli obiettivi della Grande Transizione possono essere raggiunti se l’economia torna a girare, se crescono salari e competenze. E soltanto trovando soluzione alla circolazione senza regole del denaro e all’accumulo improduttivo di patrimoni nei paradisi fiscali, si potrà avviare una nuova stagione all’insegna della produzione di ricchezza. Nel dopoguerra è stato così. Perché lo si è voluto. Bisogna volerlo anche oggi.