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Romeo Castellucci,RHETORICA,2000[Teatro,Societas Raffaello Sanzio,catalogo

Livres anciens et modernes
12,90 €
(Bologna, Italie)
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Romeo Castellucci,RHETORICA.MENE TEKEL PERES,catalogo della mostra tenutasi a Palermo, La Vignicella (ex-manicomio)11 settembre - 11 ottobre 2000,Aldo Miguel Grompone, 2000, prima edizione,brossura, 33x24 cm., pp.48, con illustrazioni in nero e a colori,testo in italiano ed inglese,peso: g.300
CONDIZIONI DEL LIBRO: Ottime, piccole macchie sulla copertina e costa leggermente ammaccata.

indice / indexLeoluca Orlando, Giusto Catania pag. 6Il "qui ed ora" nello spazio della visione pag. 8The "here and now" in the space of vision pag. 9di/by Enrico Stassi e Emilia ValenzaUna improvvisa folata di vento pag. 10"A sudden gust ofwind" pag. 12di/by Francesco BonamiRomeo Castellucci, Rhetorica pag. 14Romeo Castellucci, Rhetorica pag. 15di/by Antonello TonelliPianta delle opere pag. 18Plan of the works pag. 18Il quadro, il dramma, il posto, noi pag. 43The picture, the drama, the place, us pag. 46di/by Claudia CastellucciIndice delle opere . 48Index of the works pag. 48
Il "qui ed ora" nello spazio della visionedi Enrico Stassi e Emilia ValenzaNon è la prima volta che la Socìetas Raffaello Sanzio viene a Palermo, ma è la prima volta che igruppo di Cesena, qui a Palermo, propone una scommessa affatto particolare, che è anche frutto diun dialogo e di una gestazione di lunga durata.La pretesa è quella di attivare un innesco, di accendere una miccia che faccia "deflagrare" - con gliesiti a sorpresa che ogni deflagrazione può procurare - un dibattito sull'arte.
L'arco di tensione, o voltaico, ha due forti polarità: da un lato "Genesi - From the Museum of Sleep",lo spettacolo che alcuni critici considerano un punto di passaggio cardinale nel percorso artisticodella Socìetas, dall'altro l'installazione "RHETORICA. Mene, Tekel, Peres", concepita da RomeoCastellucci in "forma di mostra", come progetto cioè che si avventura nei territori e nelle pratichedell'arte contemporanea tout-court e che, in assoluto, viene realizzato per la prima volta.L'artista-lucifero, condannato a ri-creare, perché la creazione non è nel suo potere, qui tenta, nellostruggimento melanconico e impotente che lo contraddistingue, un'operazione di traslazione.Il "qui e ora", statuto ineliminabile del teatro, viene traslato e applicato ad una mostra installazioneche diventa pertanto anche "luogo di accadimenti".
Forse si potrà dire che "Mene, Tekel, Peres" è la naturale e più estrema evoluzione di un percorsoche ha già abolito, nel teatro, il "personaggio", per lasciar posto alla figura, ai corpi come superficie,essi stessi destinati alla dissoluzione, alla smaterializzazione. La mostra diviene dunque quel teatro- non teatro nel quale, per estrema conseguenza, scompare financo l'attore, che non è più né personaggio,né figura, né corpo, né superficie, ma soltanto ricordo, microrganismo, pura immagine, fantasma,eco di un passato arcaico e primordiale.
Balthassar è un re che ha oltraggiato Dio e ha trasformato la sua dimora nel luogo del sovvertimento,della fatua "Vanitas", della "Vanagloria". Il suo è un banchetto di mille peccatori, rei d'avere profanatoil tempio, di avere rubato i vasi d'oro e d'argento, rei di aver omaggiato gli dei di legno, di ferro, dipietra e di bronzo. L'apparire di una mano sconosciuta che traccia minacciosa una scritta misteriosasul muro della corrotta dimora è il segno tangibile della disgrazia: le parole hanno il potere di procurarela morte, le parole veicolano l'infausto destino, sono usate come un'arma, procurano disagio, panicoe orrore. Incomprensibile il loro significato e per questo ancora più tragica la loro presenza. Lo spaziotrascina nel dramma del momentaneo mistero e si fa luogo di delirio, campo di battaglia, bracciodella morte.
RHETORICA, ovvero l'arte del parlare e dello scrivere in maniera appropriata, oppure un modo diesprimersi che punta solo ad un effetto puramente formale: Mene, Tekel, Peres sono le profeticheparole annunciate a Balthassar nelle quali si manifesta compiutamente una volontà che è formale esostanziale al tempo stesso. L'ignoto semantico crea terrore perché è morte e la parola si fa l'ultimasoglia della comunicazione.
Fin dall'inizio del suo percorso teatrale Romeo Castellucci sceglie come priorità drammaturgica illinguaggio, fino a sostenere "ideologicamente" che è importante "come" si pronuncia e non tanto"cosa". L'aspetto della forma è un elemento fondante l'intera rappresentazione; così, proprio in questaprima mostra allestita a Palermo, è nella forma delle parole, quindi ancora del linguaggio, che si celal'avverarsi dell'intero dramma. Lo spazio partecipa dell'accadimento inglobando l'osservatore in unperverso gioco di ritmi, di condizionamenti, di stimoli creati da una serie di macchine che sembranoagire al posto degli attori mancanti. Non le macchine celibi di Tinguely, che attuano un movimentoche rimane tutto interno al meccanismo, bensì metafore di corpi: esse entrano in diretta relazionecon il pubblico, in un rapporto quasi "carnale", ricreando quell'atmosfera di assalto e di violenza,di cui le parole sono profezia.
Abbiamo fiducia nella straordinaria capacità di "commuovere", nel senso di mettere in moto senzamezze misure forti emozioni e drastiche riflessioni, che da sempre ha animato il lavoro di RomeoCastellucci e della Socìetas.
"RHETORICA. Mene, Tekel, Peres" è ancora una prima assoluta per Romeo Castellucci e la RaffaelloSanzio, dopo "Voyage au bout de la nuit", versione concerto del celebre romanzo di Céline. A Palermoè la volta di una mostra d'arte, che abbiamo voluto perché siamo convinti della forza prorompentedel messaggio di questa compagnia che ha già operato una trasformazione delle regole del teatro.Potremmo auspicare, e la storia del gruppo ci permette di farlo, che anche in questa nuova scommessaa Palermo la Raffaello Sanzio farà qualcosa che ancora una volta, volendo usare le parole di GoffredoFofi, "ci sarà necessaria, anzi indispensabile".





































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