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Documenti relativi alla realizzazione di un passeggio pubblico a Milano come parte del progetto di creazione degli attuali Giardini Indro Montanelli. Manoscritto su carta in italiano. Milano, 27 novembre-1 dicembre 1783

Documenti relativi alla realizzazione di un passeggio pubblico a Milano come parte del progetto di creazione degli attuali Giardini Indro Montanelli. Manoscritto su carta in italiano. Milano, 27 novembre-1 dicembre 1783 | Livres anciens et modernes | MILANO-LAVORI PUBBLICI-GIARDINI MONTANELLI

Livres anciens et modernes
MILANO-LAVORI PUBBLICI-GIARDINI MONTANELLI
180,00 €
(Modena, Italie)

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Détails

  • Auteur
  • MILANO-LAVORI PUBBLICI-GIARDINI MONTANELLI
  • Thème
  • Manoscritti
  • Etat de conservation
  • En bonne condition
  • Langues
  • Italien
  • Reliure
  • Couverture rigide
  • Condition
  • Ancien

Description

Due bifoli (mm. 335x225). Il primo è vergato al recto e verso della prima carta, il secondo solo al recto della prima. Leggero alone marginale, tracce di piegatura.
Nel primo dei due bifoli, il conte Johann Joseph von Wilzeck (1738-1819), successore di Firmian in qualità di plenipotenziario imperiale a Milano, scrive ad un destinatario non identificato in merito all'approvazione di un progetto di un passeggio pubblico da realizzarsi nella zona degli attuali Giardini Montanelli, presentato al governo dal capo-maestro Ambrogio Crippa, sostenendo che il finanziamento dei lavori con denaro pubblico, stanziato per acquistare direttamente (senza passare ad una vendita all'incanto) i giardini e i caseggiati dove l'opera sarebbe stata realizzata, era stato approvato a Vienna da Sua Maestà. Delucida quindi gli aspetti economici, ossia lire 3500 di canone annuo più lire 8000 di costi una tantum, già tutti messi a bilancio e coperti dalle imposte dell'anno 1784. Nel secondo foglio, lo stesso Wilzeck riferisce invece in merito al possibile utilizzo pubblico del monastero vacante delle Turchine. Entrambe i documenti sono sottoscritti, oltre che da Wilzeck, anche dal delegato Conte Trotti.
"Dopo la morte di Maria Teresa, con il nuovo governo 'liberale' di Giuseppe II, si pensò di dotare anche Milano, come Vienna, oltre che di scuole pubbliche e di una biblioteca pubblica (Brera) anche di un giardino pubblico. Il Piermarini, incaricato del progetto, propose subito Porta Orientale come la sede adeguata per questi giardini. A convincerlo anzitutto dovette essere la possibilità di utilizzare i Bastioni per creare una carrozzabile sopraelevata nella zona ritenuta più salubre di Milano con una mirabile vista sull'arco alpino. D'altro lato, la via Marina, dai navigli a San Dionigi, era già da tempo un percorso frequentato volentieri dalle carrozze e dalla metà del Settecento anche il corso stava diventando un percorso molto alla moda. L'idea era semplice e molto efficace. Bisognava creare un sistema di percorsi raccordati tra loro che permettesse di alternare il passeggio a cavallo o in carrozza con il passeggio a piedi. Il progetto globale comprendeva diverse operazioni che vennero realizzate una dopo l'altra tra il 1783 e il 1790. Il progetto venne approvato il 29 novembre 1783 e subito iniziarono le operazioni di sistemazione dei giardini che comprendevano soltanto una piccola parte di quelli attuali e precisamente i terreni occupati allora dalla basilica di San Dionigi e dal convento delle Carcanine. I lavori vennero predisposti in modo da spendere il meno possibile. I terreni vennero affittati dai padri Serviti che abbandonarono definitivamente la chiesa, le opere furono appaltate all'impresario Giuseppe Crippa che le eseguì a sue spese in cambio della gestione della bottiglieria e del gioco del pallone. Il Crippa chiese soltanto l'esenzione dal dazio sui materiali e la possibilità di utilizzare i carcerati per gli sterri e le demolizioni. In tre anni i lavori furono terminati. San Dionigi sparì per sempre mentre il convento delle Carcanine ricevette quattro nuove facciate neoclassiche. Restarono in piedi anche i corpi annessi al convento che diventarono la bottiglieria al servizio dei frequentatori del giardino. Il campo per il gioco del pallone fu allineato tra il convento e i Bastioni ed era cinto da un alto muro ben visibile nel disegno dell'Aspari. Il resto del giardino era costituito da due corridoi disegnati alla francese posti l'uno tra i Boschetti e i Bastioni e l'altro parallelo al corso. In questo modo le vecchia strada che correva tra San Dionigi e le Carcanine veniva inglobata nel giardino lasciando la strada Isara senza sbocco sul corso. Naturalmente furono elevate subito giuste proteste e si dovette acquistare un lotto che consentisse un nuovo sbocco sul corso e che corrisponde all'attuale parte terminale di via Palestro anche se inizialmente era molto più stretto" (P. Colussi, I Giardini Pubblici e il Museo di Storia Naturale,

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