Il cavaliere inesistente [«I nostri antenati» n. 3]
Il cavaliere inesistente [«I nostri antenati» n. 3] | Livres anciens et modernes | Calvino, Italo
Il cavaliere inesistente [«I nostri antenati» n. 3]
Il cavaliere inesistente [«I nostri antenati» n. 3] | Livres anciens et modernes | Calvino, Italo
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Détails
- Année
- 1959
- Lieu d'édition
- Torino,
- Auteur
- Calvino, Italo
- Pages
- pp. 165 [3].
- Série
- collana «I coralli», n. 108,
- Éditeurs
- Einaudi,
- Format
- in 8°,
- Edition
- Prima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.
- Thème
- Poesia Italiana del '900
- Description
- legatura editoriale in cartonato illustrato a colori (particolare di un quadro di Paolo Uccello), dorso in tela,
- Premiére Edition
- True
Description
LIBROPrima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.Ottimo esemplare, molto fresco e pulito. Il terzo e ultimo romanzo della trilogia dei «nostri antenati», probabilmente la vetta più alta della produzione narrativa di Italo Calvino. “Il cavaliere inesistente”, terza e ultima delle sue favole araldiche, uscì da Einaudi quando era appena partito [per gli Stati Uniti]: Calvino si volatilizzava duplicando l’essenza del suo protagonista, il cavalier Agilulfo che al tempo di Carlo Magno attraversava il mondo in un’armatura vuota, tenuta insieme solo dalla sua immateriale forza di volontà. “Il Cavaliere” per un verso metteva allo scoperto l'intelaiatura dell'apologo, l’eleganza un po’ fredda delle sue linee da arredamento quacchero. Ma era anche un libro divertente e divertito, dove il caratteristico falsetto di Calvino si scioglieva in una voce duttile, agile, puntuta d’ironia sprizzante ovunque. Un libro bicipite, scritto da un uomo di 36 anni che aveva chiuso bruscamente un amore, si accingeva a partire per un lungo viaggio, si trovava a un bivio della sua esistenza: non era più (non se la sentiva più di essere) l’arrembante paladino Rambaldo, emblema della gioventù vorace e indeterminata, che non si conosce e va alla ricerca di sé stessa tra amori e duelli, ma non era ancora (non se la sentiva ancora di essere) Agilulfo, cioè la maturità esatta, risolta per sempre in sé medesima e dunque capace di fare a meno del corpo come dell'anima» (D. Scarpa, voce DBI, 2013).