Il Selvaggio. Battagliero fascista [il sottotitolo varia]
Il Selvaggio. Battagliero fascista [il sottotitolo varia] | Livres anciens et modernes | Selvaggio (Il) [Maccari - Soffici - Malaparte - Carrà - Morandi, - Rosai - Longanesi - Cremona - Bartolini - De Pisis Tamburi - L, Ega - Guttuso - Mucci - Bilenchi - Montanelli Et Alii]
Il Selvaggio. Battagliero fascista [il sottotitolo varia]
Il Selvaggio. Battagliero fascista [il sottotitolo varia] | Livres anciens et modernes | Selvaggio (Il) [Maccari - Soffici - Malaparte - Carrà - Morandi, - Rosai - Longanesi - Cremona - Bartolini - De Pisis Tamburi - L, Ega - Guttuso - Mucci - Bilenchi - Montanelli Et Alii]
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Détails
- Année
- 1924-1943
- Lieu d'édition
- Colle Val d’Elsa poi Firenze poi Torino poi Roma,
- Auteur
- Selvaggio (Il) [Maccari - Soffici - Malaparte - Carrà - Morandi , - Rosai - Longanesi - Cremona - Bartolini - De Pisis Tamburi - L, Ega - Guttuso - Mucci - Bilenchi - Montanelli Et Alii]
- Pages
- paginazione variabile.
- Format
- in folio, con leggere variazioni di dimensione,
- Edition
- Prima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.
- Description
- fascicoli sciolti,
- Premiére Edition
- True
Description
PERIODICOPrima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.Collezione completa dal 1926 al 1943 in complessive ottime condizioni. Nata in condizioni sostanzialmente disagiate, nel luglio del 1924, in un pittoresco e isolato comune in provincia di Siena, per iniziativa del ras della zona, che vi impiega il venticinquenne Mino Maccari, nei primi due anni «Il Selvaggio» è solo un foglio squadrista con qualche incisione ancora acerba. È nel 1926 che tutto cambia: Maccari si impadronisce del foglio, lo trasferisce a Firenze e piuttosto rapidamente entra nell’orbita di due giganti del nostro primo Novecento: nell’ordine, Curzio Malaparte, e, per suo tramite, Ardengo Soffici. Di Malaparte, Maccari diventa il braccio destro: l’uno andrà a Torino per fare il direttore de «La Stampa» (nel 1930), l’altro ne diviene automaticamente caporedattore; una coppia di fatto. All’inizio, è Malaparte che ospita il ‘tenero’ Mino appena sbarcato a Firenze dalla profonda provincia dei ‘selvaggi’: la sede della rivista coincide per un po’ di fascicoli con l’indirizzo esatto della Soc. Anon. La Voce, diretta da Malaparte. Più interessante, dal punto di vista artistico del «Selvaggio», il rapporto con Soffici. Soffici è un gigante che a quest’altezza cronologica ha praticamente già fatto e disfatto tutto: amico di Apollinaire, figura centrale di «Lacerba» e della «Voce» derobertisiana, grande interprete dell’impressionismo ma artista cubofuturista, inventore del libro-oggetto (il «Bizzeffe»), quindi reazionario fautore del ‘rappel à l’ordre’, fascistissimo, di un’intelligenza da lasciare senza fiato. E sarà certo Soffici a introdurre Fattori, Spadini, Boncinelli nel discorso artistico del ‘Selvaggio’ e sempre lui introdurrà Carrà – presenza importante già nel ’26 ma soprattutto nel ’27, con sei contributi di cui tre incisioni e un’acquaforte – e Morandi, presente con 24 incisioni e una decina di disegni. Un gruppo di eccezionale qualità dunque, rappresentato il 27 febbraio 1927 dalla prima mostra del «Gruppo del Selvaggio», sotto gli auspici dell’allora sottosegretario Giuseppe Bottai (la storia delle più interessanti riviste culturali del fascismo ci insegna che, quando entra in scena Bottai, è fatta: la sopravvivenza è assicurata). Menzione a sé meritano anche Leo Longanesi (stabile collaboratore dal 1926), Luigi Bartolini e Italo Cremona: per inquadrare correttamente una rivista che, nella sua avventura quasi ventennale, è stato un grandissimo foglio d’arte, e di intelligente provocazione; era il foglio personale di Mino Maccari – che trovava di che vivere da altre parti, sempre trafficando con la carta stampata – e ne faceva quel che voleva; sulle pagine della rivista si osserva, anzitutto, la sua personale crescita, come disegnatore e incisore, fino a toccare livelli davvero importanti, oggi unanimemente riconosciuti. Ma dai due giganti Soffici e Malaparte aveva imparato anche l’arte di fare il talent scout, e di circondarsi quindi degli artisti prima citati e di tantissimi altri minori, spesso saporosi; ma anche di scrittori del calibro di Velso Mucci, Romano Bilenchi, Arrigo Benedetti, Indro Montanelli. Mino Maccari, con la collana «Documenti» del «Selvaggio», è stato il primo editore di Montanelli: basterebbe, forse, dire questo.