La notte dei girondini
La notte dei girondini | Livres anciens et modernes | Presser, Jacob
La notte dei girondini
La notte dei girondini | Livres anciens et modernes | Presser, Jacob
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Détails
- Année
- 1976
- Lieu d'édition
- Milano
- Auteur
- Presser, Jacob
- Pages
- 113
- Éditeurs
- Adelphi
- Format
- 22 cm
- Thème
- Description
- paperback
- Etat de conservation
- En bonne condition
- Langues
- Italien
- Reliure
- Couverture souple
- Condition
- Ancien
Description
Prima edizione italiana. Collana "Narrativa contemporanea" - Brossura editoriale con bandelle, 113 pagine. Traduzione di Primo Levi. Copia in ottime condizioni -- Uno degli aspetti più terrificanti nella macchina infernale dei campi di concentramento nazisti è stato senz'altro l'utilizzazione e lo sfruttamento per fini distruttivi di un certo odio di sé ebraico, di cui già nell'Ottocento dà testimonianza tutta una serie di pubblicazioni antiebree ad opera di ebrei. Questo sentimento ambiguo e autodenigratore era vivo in particolare fra gli ebrei occidentali agiati, che più tenacemente volevano l'assimilazione nei paesi dove vivevano. È un tema difficile, intricato e sconcertante - e su di esso è centrato il breve, intensissimo romanzo scritto dallo storico olandese Jacob Presser sulla base di esperienze anche dirette della persecuzione nazista in Olanda. Il giovane protagonista, ebreo di origine portoghese, professore di storia in una scuola di Amsterdam, è tormentato dall'idea dell'assimilazione, da una volontà cocciuta di nascondere il suo ebraismo, che gli fa sentire il fascino di laide corporazioni studentesche e perfino del movimento fascista. Siamo durante l'ultima guerra: l'Olanda è sotto il dominio nazista e gli ebrei di Amsterdam scompaiono a poco a poco. I nazisti li rinchiudono nel campo di concentramento di Westerbork, da cui partono con inesorabile regolarità convogli per Auschwitz. E paradossalmente, proprio per salvarsi dalla persecuzione, il giovane professore decide di farsi internare anche lui a Westerbork, ma in una posizione di comando, che lo obbliga all'orrendo compito di amministrare le vittime.