Presidente di tutti: Giorgio Napolitano nelle memorie di un segretario al Quirinale
Presidente di tutti: Giorgio Napolitano nelle memorie di un segretario al Quirinale | Livres anciens et modernes | Matteoli Giovanni
Presidente di tutti: Giorgio Napolitano nelle memorie di un segretario al Quirinale
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Détails
- Auteur
- Matteoli Giovanni
- Éditeurs
- Mulino 2026
- Thème
- Comunismo Marxismo
- Description
- S
- Jaquette
- False
- Etat de conservation
- Neuf
- Reliure
- Couverture souple
- Dédicacée
- False
- Premiére Edition
- False
Description
8vo, br. ed. 320pp. Prefazione di Guido Melis "Il presidente tenne sempre fede al compito di svolgere un ruolo di mediazione e di garanzia, del tutto coerente con la sua diffidenza per le contrapposizioni esasperate, le estremizzazioni e le faziosit‡. La sua intima convinzione era che líItalia avesse bisogno di interventi di moderazione che evitassero i rischi molteplici per líunit‡ nazionale, sul terreno delle diversit‡ regionali, delle disparit‡ economiche, delle differenze sociali e della molteplicit‡ di concezioni ideali e culturali". Giorgio Napolitano sale al Colle il 15 maggio 2006, subito dopo le elezioni politiche vinte di poco dal centro-sinistra federato per la seconda volta da Romano Prodi. Rester‡ al Quirinale nove anni, divenendo il primo Presidente della Repubblica rieletto e mantenendo un delicato "equilibrio europeo" anche quando a fare i titoli dei giornali saranno i marosi della politica italiana: dalla nascita del Partito Democratico allíaffermazione del Movimento Cinque Stelle, dalla caduta di Silvio Berlusconi allíarrivo di Mario Monti, dallíascesa di Matteo Renzi alla mancata riforma costituzionale del 2016. Giovanni Matteoli ha osservato quei difficili anni dal Colle pi˘ alto, ricoprendo diversi ruoli allíinterno dello staff di Napolitano. Insieme al funzionamento "quotidiano" della prima istituzione della Repubblica, le sue memorie ci restituiscono la figura di un grande italiano, che ha rinvenuto nella sua profonda cultura politica la formula per custodire il nostro stato costituzionale nel difficile trapasso dal Novecento al "dopo" in cui ancora viviamo.