Incisione rame del 1851 Eugenio di Savoia libera Torino dalla Spagna e Luigi XIV
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Description
Dettagliatissima incisione in rame su carta spessa e non retroscritta Estratta da prestigiosa opera del 1851. .incisione che ha quindi oltre 163 anni! Presente qualche imbrunitura dovuta ai segni del tempo. Il Principe Eugenio di Savoia e l'assedio di Torino nel 1706 La Liberazione dalla Spagna e dalle armi di Re Luigi XIV di Francia L'assedio di Torino ebbe luogo nel maggio 1706 durante la guerra per la successione al tronodi Spagna[1]. Oltre 44.000 soldati franco-spagnoli accerchiarono la cittadella di Torino fortificata difesa da circa 10.500 soldati sabaudi che combatterono strenuamente fino al 7 settembre, quando l'esercito a difesa della città comandato dal Principe Eugenio e dal duca Vittorio Amedeo II costrinse i nemici a una precipitosa ritirata[1]. L'assedio durò centodiciassette giorni, nel corso degli avvenimenti bellici conosciuti come "guerra di successione spagnola", a conclusione della quale, con la firma del Trattato di Utrechtdel 1713 e Rastadt dell'anno successivo[2], Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, divenne il primo re della sua dinastia. Per le rilevanti dimensioni ed importanza della città (una delle pochissime capitali d'Europa cui sia mai stato posto un assedio scientificamente studiato), ebbe grande risonanza internazionale. Nell'anno 1700 moriva, senza discendenti, Carlo II d'Asburgo re di Spagna[2]. Già da qualche anno però le condizioni di salute del sovrano, che non erano mai state buone, erano peggiorate lasciando presagire il peggio. Le monarchie europee, ben a conoscenza della situazione, diedero inizio ad una complessa attività diplomatico sulla successione[3]. In particolare si mobilitarono Luigi XIV di Francia della dinastia dei Borbone di Francia, e l'imperatore Leopoldo I, della dinastia degli Asburgo: il primo, perché aveva sposato Maria Teresa, figlia di primo letto di Filippo IV di Spagna e sorellastra di Carlo, ed il secondo perché aveva sposatoMargherita Teresa, sorella di Carlo, ovverosia figlia di secondo letto di Filippo IV. In realtà la posta in gioco era il controllo della Spagna e dei suoi possedimenti in Europa ed oltre Atlantico. Inoltre gliAsburgo d'Austria avanzavano pretese in quanto appartenenti alla stessa dinastia fino ad allora regnante in Spagna. Indeciso sul da farsi, Carlo II chiese consiglio al Pontefice, il quale, onde evitare che con la Spagna nelle mani degli Asburgo si ricreasse la stessa concentrazione di potere che circa due secoli prima si era verificata con Carlo V, pensò bene di consigliare il sovrano spagnolo a designare come suo successore un francese. Carlo II accettò il consiglio e designò quale suo successore Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV[3]. All'apertura del testamento era inevitabile che scoppiasse il conflitto, poiché la nuova alleanza Spagna-Francia era destinata a sovvertire gli equilibri europei. Il conflitto che seguì è noto come Guerra di Successione Spagnola e si protrasse per oltre dieci anni, concludendosi con i trattati di Utrecht (1713) e di Rastadt (1714)[4]. Il conflitto vide schierati da una parte l'Inghilterra, l'Impero Asburgico, il Portogallo, la Danimarca e l'Olanda dall'altra la Francia e la Spagna, la quale aveva accettato il nuovo re Borbone. Il Ducato di Savoia si trovava tra la Francia ed il milanese, che era nelle mani della Spagna e costituiva il naturale corridoio di collegamento tra i due alleati[5], per cui Luigi XIV quasi impose al duca Vittorio Amedeo II l'alleanza con i franco-ispanici per evidenti esigenze strategiche[4]. Vittorio Amedeo II, sostenuto dal cugino Eugenio di Savoia-Carignano, conte di Soissons e gran condottiero delle truppe imperiali, ebbe l'intuizione che questa volta la partita principale tra la Francia e l'Impero si giocasse in Italia e non più nelle Fiandre o in Lorena. Sulla base di questo convincimento strinse alleanza con gli Asburgo, gli unici che, in caso di esito vittorioso del conflitto, potevano garantire la completa indipendenza dello Stato sabaudo. Infatti un'alleanza con la Francia, in caso di vittoria di quest'ultima, non avrebbe fatto altro che accentuare lo stato di sudditanza dei Savoia, che durava da circa un secolo, mentre l'Imperatore prometteva il Monferrato, parte dellaLomellina e della Valsesia, il Vigevanasco e una parte della provincia di Novara[4]. Fu una scelta abile, intelligente ma anche rischiosa, perché in caso di sconfitta lo Stato Sabaudo sarebbe stato completamente spazzato via e annientato, unitamente alla dinastia. La scelta di campo effettuata da Vittorio Amedeo II di Savoia nell'autunno del 1703 (Trattato di Torino) indusse Luigi XIV ad avviare le operazioni belliche che ebbero come teatro prima la Savoia e poi il Piemonte[6]. Strette tra due fuochi (a ovest la Francia e ad est l'esercito spagnolo che controllava la Lombardia), le terre sabaude vennero circondate e attaccate da tre eserciti perdute Susa, Vercelli, Chivasso, Ivrea eNizza (1704), a resistere rimaneva solo la Cittadella di Torino, fortificazione fatta erigere dal