Détails
Graveurs
RAIMONDI Marcantonio
Description
Bartsch XIV.155.191; Faietti â Oberhuber, n. 38. pp. 169 - 171
Description
Bulino, 1510 circa, non datato né siglato. In alto a sinistra, entro nastro, l’iscrizione CURTIUS. Primo stato di due, avanti l’indirizzo di Antonio Salamanca. Della serie “Quattro Cavalieri Romani”.Bella prova, impressa su carta vergata coeva, con filigrana “cerchio con tre stelle a sei punte”, rifilata alla linea marginale, una piega di carta in alto a sinistra, per il resto in ottimo stato di conservazione.L’incisione appartiene a una serie di quattro nota come “Cavalieri” o “Quattro Cavalieri Romani”, disegnata e incisa da Marcantonio Raimondi.Fu Delaborde per primo a individuare in Marcantonio l’autore anche dei disegni della serie, opinione che non fu unanimemente accettata: Hirth propose il nome di Baldassarre Peruzzi e Fiocco quello di Jacopo Ripanda.Circa la realizzazione delle incisioni, Bartsch, Passavant e Delaborde propendono per una datazione precoce considerando la serie tra le prime prove del Raimondi, e comunque prima del soggiorno romano; la Jebens ne precisa la datazione al 1506, sulla base delle analogie formali con “Amore e i tre putti”, datata 18 settembre 1506.Per Hirth e Fiocco furono eseguite all’inizio del soggiorno romano, quando Raimondi entrò in contatto con artisti quali il Peruzzi e il Ripanda.La paternità delle composizioni spetta senza dubbio a Raimondi e a corroborare questa ipotesi è sia il linguaggio tecnico-grafico (si possono cogliere analogie con “Venere inginocchiata”) sia il tipo di cultura archeologica, che evidentemente si richiama a modelli antichi finora non identificati.Il Curzio è molto simile al Guerriero romano (ca. 1507) di Nicoletto da Modena. In entrambi i casi è evidente una rielaborazione di cavalieri antichi desunti da scene di battaglie. Indubbiamente l’ambiente culturale in cui i disegni furono prodotti è quello della koinè culturale di settentrionali a Roma, che si caratterizzava proprio per la passione archeologica e a cui appartenevano anche il Ripanda e Nicoletto da Modena. Una ripresa variata del Curzio è costituito dall’affresco del Guercino ora a Palazzo Rosselli del Turco a Cento.Ex collezione:KUNSTHALLE (Musée des Beaux-Arts), Brema. Lugt 293.Jean Boman. Lugt 1417. Engraving, not dated or signed, inscribed on a banderole at top: 'CVRTIVS'. First state of two, before the Antonio Salamanca’ address. From the series “The four Roman Knights”.A good impression, printed on contemporary laid paper with watermark “circle with three five-points stars”, trimmed close to platemark, an overfold in the upper-left, generally in very good condition.The engraving belongs to a series of four known as "Knights" or "Four Knights Romans", drawn and engraved by Marcantonio Raimondi.Delaborde first suggested Marcantonio also as author of the drawings, an opinion that was unanimously accepted: Hirth proposed the name of Baldassarre Peruzzi and Fiocco that of Jacopo Ripanda.Concerning the realization of the engravings, Bartsch, Passavant and Delaborde consider the series one of the early Raimondi's works, engraved before the Roman stay; Jebens dates them to 1506, because of formal analogies with "Love and the Three Putti" dated Septembe 18th, 1506.According Hirth and Fiocco the plates were engraved at the beginning of the Roman stay, when Raimondi met artists such as Peruzzi and Ripanda.Undoubtedly, Raimondi was also the author of the compositions and to support this hypothesis is both the technical-graphic language (it is possible to grasp analogies with "Crouching Venus") and the type of archaeological culture, which obviously refers to unidentified ancient models.The Curtius is very similar to Nicoletto da Modena's Roman Warrior (circa 1507). In both cases, it is evident a reworking of ancient knights drawn from scenes of battles Undoubtedly the cultural environment in which the drawings were produced was that of the northern cultural koinè in Rome, characterized by the archaeological passion, in which also worked Ripanda and Nicoletto da Modena.Provenance:KUNSTHALLE (Musée des Beaux-Arts), Brême. Lugt 293.Jean Boman. Lugt 1417. Cfr. Bartsch XIV.155.191; Faietti – Oberhuber, n. 38. pp. 169 - 171