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TEMPLI, VT PVTANT, ROMVLI AC REMI.

TEMPLI, VT PVTANT, ROMVLI AC REMI. | Gravures | DUCHET (Duchetti) Claudio

Gravures
DUCHET (Duchetti) Claudio
1582
400,00 €
(Roma, Italie)

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Détails

  • Année
  • 1582
  • Format
  • 210 X 295
  • Graveurs
  • DUCHET (Duchetti) Claudio
  • Thème
  • SS. Cosma e Damiano

Description

Bulino, firmato e datato in basso al centro. Iscritto e firmato in basso al centro: «TEMPLI, VT PVTANT, ROMVLI AC REMI QVOD IN COMITIO CERNITVR AC NVNC DIVIS COSMO DAMIANO Q[VE] SACRVM EST · PORTA MARMOREA VALVE Q[VE] AENEAE · FORMIS CLAVDII DVCHETI AD VIVVM EFFIGIATÆ · ROMÆ · MDLXXXII »[Porta marmorea e battenti di bronzo del tempio, come si pensa, di Romolo e Remo, ora sacro ai Santi Cosma e Damiano, che si può vedere nel “Comitium”, rappresentate al vivo con le lastre di Claudio Duchet, Roma 1582].Il cosiddetto tempio di Romolo è stato attribuito al figlio divinizzato di Massenzio, ma gli studi recenti avanzano l’ipotesi di una ridedicazione al tempo di Costantino a Giove Statore, al quale il primo Romolo, fondatore di Roma, aveva fatto voto nell’incerto scontro contro i Sabini di Tito Tazio. Nel VI secolo d.C. l’edificio fu trasformato in chiesa e dedicato ai santi Cosma e Damiano. Una prima versione dell'opera fu stampata da Lafréry nel 1550 (cfr. Rubach, n. 263, Alberti n. 39) in un foglio che conteneva sia l’incisione dei Resti del Tempio dei Dioscuri, sia, appunto, la Porta del cosiddetto Tempio di Romolo. La versione qui presentata a cura di Claude Duchet (1582), è parte dello "Speculum Romanae Magnificentiae" curato dal nipote del Lafreri, che fece realizzare una nuova versione del soggetto - probabilmente incisa da Ambrogio Brambilla - dopo aver "perso" la lastra originale nella divisione ereditaria seguita alla scomparsa del Lafrery (1577). L’opera appartiene allo Speculum Romanae Magnificentiae, la prima iconografia della Roma antica. Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri (Lafrery). Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 - hanno avviato la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica della città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, ma venivano anche acquistate in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori. Claudio Duchetti continuò l’attività editoriale, implementando le lastre dello Speculum con copie di quelle “perdute” nella divisione ereditaria, che fece incidere al milanese Amborgio Brambilla. Alla morte di Claudio (1585) le lastre furono cedute – dopo un breve periodo di pubblicazione degli eredi, in particolare nella figura di Giacomo Gherardi - a Giovanni Orlandi, che nel 1614 vendette la sua tipografia al fiammingo Hendrick van Schoel. Stefano Duchetti, al contrario, cedette le proprie matrici all’editore Paolo Graziani, che si associò con Pietro de Nobili; il fondo confluì nella tipografia De Rossi passando per le mani di editori come Marcello Clodio, Claudio Arbotti e Giovan Battista de Cavalleris. Il restante terzo di matrici della divisione Lafreri fu suddiviso e scisso tra diversi editori, in parte anche francesi: curioso vedere come alcune tavole vengano ristampate a Parigi da Francois Jollain alla metà del XVII secolo. Diverso percorso ebbero alcune lastre stampate da Antonio Salamanca nel suo primo periodo; attraverso il figlio Francesco, confluirono nella tipografia romana di Nicolas van Aelst. Altri editori che contribuirono allo Speculum furono i fratelli Michele e Francesco Tramezzino (autori di numerose lastre che confluirono in parte nella tipografia Lafreri), Tommaso Barlacchi, e Mario Cartaro, che fu l’esecutore testamentario del Lafreri, e stampò alcune lastre di derivazione. Per l’intaglio dei rami vennero chiamati a Roma e impiegati tutti i migliori incisori dell’epoca quali Nicola Beatr.

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