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Tre Santi Lucchesi intercedono con la Vergine per le Vittime della Peste

Tre Santi Lucchesi intercedono con la Vergine per le Vittime della Peste | Gravures | TESTA detto "Il Lucchesino" Pietro

Gravures
TESTA detto "Il Lucchesino" Pietro
1630
725,00 €
(Roma, Italie)

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Détails

  • Année
  • 1630
  • Format
  • 200 X 285
  • Graveurs
  • TESTA detto "Il Lucchesino" Pietro

Description

Acquaforte originale circa 1630-31, monogrammata in lastra in basso al centro. Bellissima prova del secondo stato di tre con l’indirizzo di Callisto Ferrante, impressa su carta vergata priva di filigrana, con piccoli margini, leggere ossidazioni sparse, per il resto in ottimo stato di conservazione. "Nel 1630 la peste colpì Lucca, raggiungendo il picco di diffusione nell’estate del 1631. La vignetta delle torri delle Case dei Guinigi a Lucca, posta contro la collina a sinistra, indica che Testa aveva in mente le sofferenze della sua città natale, non solo l'orrore generale della peste che devastò l'Italia settentrionale e a cui si riferiva Poussin nella sua Peste di Ashdod del 1631. Le figure a sinistra sono allora i i santi locali, piuttosto che i santi Nicola e Rocco, come propongono Gori Gandellini e Bartsch. San Martino appare con l'armatura di un soldato romano e porta una spada, come nella scultura sulla facciata della cattedrale di Lucca, di cui è il santo titolare. La figura con il piviale è San Paolino, primo vescovo e patrono della città. La figura centrale potrebbe essere San Teodoro, l'altro santo vescovo lucchese, con poteri miracolosi che Testa ha celebrato in una pala d'altare più tardi nella sua carriera (.) ' Testa tornò a Lucca nel 1632, ma probabilmente aveva fatto questa stampa a Roma quando la peste era al culmine. Una data del 1630-31, prossima al periodo del breve apprendistato di Testa nella bottega di Pietro da Cortona, viene così proposta per quest'opera, una delle sue composizioni più delicate, la cui luminosità e originalità prospettica hanno ispirato più di un critico a confrontarla con le incisioni del Tiepolo" E. Cropper, Pietro Testa, p. 13 n. 7. La vicenda artistica di Pietro Testa, detto il Lucchesino dalla sua città d’origine, è assai tormentata. Poco o nulla si sa del suo primo apprendistato nella città natale. Arrivato a Roma nel 1629, fu probabilmente dapprima a scuola presso il Domenichino, poi presso la bottega di Pietro da Cortona, suo vero maestro. Il carattere introverso dell’artista gli procurò comunque sempre difficoltà con ' i suoi colleghi: il Cortona infatti fu costretto a cacciarlo dalla sua scuola per l’atteggiamento di sprezzante superiorità assunta dall’allievo . Il Testa frequentò allora la casa del suo primo mecenate, il celebre collezionista Cassiano del Pozzo, per il quale eseguì disegni dall’antico. Fu probabilmente nella sua casa che conobbe il pittore Nicolas Poussin, che influenzerà profondamente la sua arte sia nella sua prima fase di adesione tizianesca ' al movimento neo-veneto, sia nel periodo più maturo, a partire dagli anni 1635 in poi, caratterizzati da un intellettualismo classicheggiante. Resta comunque il fatto che le sue incisioni (che ammontano a 40 tavole circa) furono considerate fin dall’antichità, a partire dal Sandrart e dal Baldinucci, le opere grafiche più importanti del '600 italiano. Bibliografia T.I.B. 013; Bellini 8 II/II; Cropper, Pietro Testa, p. 13 n. 7. Etching, about 1630-31, signed at the lower centre. A very fine impression of the second state of three with Callisto Ferrante's address; narrow margins, on laid paper, very light spotting, otherwise in very good conditions. "In 1630 plague struck Lucca, reaching the height of its fury in the summer of 1631. The vignette of the towers of the Case dei Guinigi in Lucca, set against the hillsideto the left of this print, indicates that Testa had in mind the sufferings of his native city, not just the general horror of the plague that ravaged northern Italy and to which Poussin referred in his Plague of Ashdod of 1631. The figures to the left are then local saints, rather than Saints Nicholas and Roch, as Gori Gandellini and Bartsch proposed. Saint Martin appears in the armor of a Roman soldier and carriers a sword, as he does on the sculpture on the facade of the cathedral in Lucca, of which he is titular saint. The figure in the cope who holds a crozier is Saint Paulinus, firt bishop and patron saint of the city. The central figure may be Saint Thedore, Lucca's other bishop saint, whpse miraculous powers Testa celebrated in an altarpiece later in his career (.) Testa returned to Lucca in 1632, but he had probably made this print in Rome when the plague was at its height. A date of 1630-31, cloese to the time of Testa's brief apprenticeship in Pietro da Cortona's studio, is thus proposed for this work, one of his most delicate compositions, the luminosity and perspectival originality of which have inspired more than one critic to compare it to the etchings of Tiepolo" E. Cropper, Pietro Testa, p.13 n. 7. Pietro Testa was called Lucchesino for he was born in Lucca. There are but a few news about his apprenticeship in his hometown; for sure, he went to Rome in 1629 to study in the school of Domenichino first and then, towards the end of the year, he moved to the studio of his real master, Pietro da Cortona. His introvert temper caused him a lot of troubles; Cortona, in fact, was obliged to send him away due to his hostile and disdainful behaviour. Testa went then to the house of his first patron, the famous collector Cassiano del Pozzo, and for him he realized his drawings from antiques. Maybe it was in this house that he met Nicolas Poussin who deeply influenced his art both in the neo-Venetian phase and the intellectual classicist one, from 1635. His engravings though, about 40 pieces, have been considered, starting from Sandrart and Bladinucci, the most important graphic works of the Italian XVII century. Bibliografia T.I.B. 013; Bellini 8 II/II; Cropper, Pietro Testa, p. 13 n. 7. Cfr.

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