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Confessioni di una maschera [Kamen No Kokuhaku]. Romanzo

Confessioni di una maschera [Kamen No Kokuhaku]. Romanzo | Libri antichi e moderni | Mishima, Yukio [Hiraoka, Kimitake] (Traduzione Di Marcella Bonsa, Nti)

Libri antichi e moderni
Mishima, Yukio [Hiraoka, Kimitake] (Traduzione Di Marcella Bonsa, Nti)
Feltrinelli (La Tipografica Varese),, 1969
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1969
  • Luogo di stampa
  • Milano,
  • Autore
  • Mishima, Yukio [Hiraoka, Kimitake] (Traduzione Di Marcella Bonsa, Nti)
  • Pagine
  • pp. [2] 219 [7].
  • Collana
  • collana «I Narratori di Feltrinelli. Collana di grandi autori moderni di tutto il mondo», 146,
  • Editori
  • Feltrinelli (La Tipografica Varese),
  • Formato
  • in 8°,
  • Edizione
  • Prima edizione italiana.
  • Soggetto
  • Narrativa Straniera del '900
  • Descrizione
  • cartonato marrone con titoli gialli bianchi e blu al piatto e al dorso,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Prima edizione italiana. Ottimo esemplare (cartonato privo di particolari difetti da segnalare; fioritura occasionale alle carte, per il resto carte e tagli lievemente bruniti). Conserva la fascetta editoriale. La vita di Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake, non è stata meno estrema, estetizzante e al tempo stesso crudelmente autentica della sua scrittura. Nato a Tokio nel 1925, spettatore della tragica sconfitta del proprio paese in guerra e della caduta dei valori e dello stile di vita tradizionali giapponesi, l’autore - premio Nobel per la Letteratura nel 1968 - trova la morte nel 1970 attraverso il seppuku - ovvero il suicidio rituale realizzato infliggendosi un taglio nell’addome e poi facendosi decapitare - dopo aver occupato il Ministero della Difesa insieme ad alcuni sodali dell’organizzazione paramilitare «Società degli scudi». Ormai assestato da anni su posizioni fortemente nazionaliste, Mishima intendeva quel giorno scagliarsi - nel modo più terribile e simbolicamente forte - contro l’occidentalizzazione del Giappone (benché lui amasse la letteratura occidentale e vivesse seguendo almeno in parte mode e stili ben poco orientali). Di quest’opera - qui proposto nella prima edizione italiana Feltrinelli del 1969 realizzata traducendo la versione americana del 1958 - Christopher Isherwood ha detto (come riportato nella nota che precede il testo): «Un Mishima molto giapponese, lucido nel turbamento emotivo, divertente anche nella disperazione, del tutto privo di pomposità, sentimentalismo e autocommiserazione. Questo libro mi ha fatto capire come nessun altro cosa si provi ad essere un giapponese».

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