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Libri antichi e moderni

Ambrogio Balbi

Cronica di poeti anteriori e contemporanei ad Omero

Presso Francesco Veladini, 1826

150,00 €

Coenobium Libreria

(Asti, Italia)

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Dettagli

Anno di pubblicazione
1826
Luogo di stampa
Lugano
Autore
Ambrogio Balbi
Editori
Presso Francesco Veladini
Soggetto
letteratura classica, simple, letteratura greca

Descrizione

In 8 (cm 13 x 19,5), pp. VIII + 256. Brossura editoriale con mancanza all'angolo superiore del piatto anteriore risarcita con carta d'epoca, lieve mancanza all'angolo superiore dei 3 fogli successivi (compreso il frontespizio), lievi mancanze ai margini del piatto posteriore. Rara edizione, ancor piu' rara a trovarsi con la brossura originale rosa conservata, di quest'opera di Balbi: "Il discorso storico-critico ha tre parti; nella prima si parla dell'origine e de primi progressi della Poesia, ricopiando la quarta lezione del Blair; nella seconda si dichiara l'intendimento con cui l'Autore ha compilata la Cronica; e nella terza si deduce che Omero imito' i poeti che l'avevano preceduto. La Cronica si compone di 78 paragrafi, dandosi ad ogni poeta un peculiare articolo. Il primo e' Bardo, che regno' sui Celti… siccome asserisce il nostro Autore fondato sull'autorita' di Beroso Caldeo, ossia di Annio da Viterbo. Io non avrei osato cominciare un'opera storico-critica coll'autorita' del Beroso anniano; ma forse le Cronache non debbono essere tanto schifiltose… [del signor Balbi] lodiamo e la diligenza nel raccogliere da ogni parte le notizie opportune, e l'ordine con che le dispone; si' per dovere giustissimo di urbana, ma sincera critica. Se il volumetto del nostro Autore venisse alle mani degli eruditi Tedeschi, si sdegnerebbero forse di non trovare in tutta l'opera vestigio alcuno di qualche cognizione di greco, in argomento presso che tutto di greca letteratura; ma gl' Italiani sono tanto occupati nel commentar Dante, e nello scrivere ed ascoltare drammi per musica, che cedono di buon grado, tranne alcuni pochi, quos aequus Juppiter amavit, il vanto della classica letteratura a loro antichi discepoli d'oltramonti" (Recensione in Giornale ligustico di Scienze, Lettere ed Arti, 1828, pp. 296-297).
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