Delirio e sogni nella "Gradiva" di W: Jansen
Delirio e sogni nella "Gradiva" di W: Jansen
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1930
- Luogo di stampa
- Napoli
- Autore
- Freud Sigmund
- Editori
- V. Idelson s.d.
- Soggetto
- Psicanalisi
Descrizione
In 8° (mm 237x162); pagg. (2) 96. Brossura editoriale a stampa. Prima edizione italiana. Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1907 nel primo fascicolo della "Zeitschrift zur angewandten Seelenkunde" e ristampato con varianti nel 1912 e nel 1924. "Nella Gradiva, novella fantastica di W. Jensen, e' descritto un giovane uomo, in tutto perfetto, fuorche' nelle manifestazioni della sessualita' che e' totalmente rimossa dall'amore per la scienza dell'archeologia, il quale viene colpito, a un dato momento della sua vita, da uno strano interesse per un antico altorilievo in marmo, raffigurante una giovane donna in atto di incedere. Lo scienziato comincia a fantasticare: a chiedersi se l'altorilievo rappresenti un essere realmente esistito; cerca e studia per anni, infine fa un sogno terribile che lo lascia mezzo delirante, si mette in viaggio, si ritrova a Pompei, portato quasi da una inconsapevole forza, e li' scopre la figura del marmo ch'egli aveva gia' personificata nella fantasia, chiamandola "Gradiva". In conclusione, la rediviva eroina non e' che una piccola tenera amica d'infanzia, che abita di fronte a lui e ch'egli aveva dimenticata: fin dal momento in cui, strappandosi alla vita vera e violentando con cio' gli istinti piu' imperiosi e normali dell'evoluzione psicobiologica dell'essere umano, e quindi dell'equilibrio metapsichico, s'era dato con tutte le forze dell'intelletto e del cuore allo studio della vita morta del passato. L'interesse della monografia di freud, che e' uno dei piu' perfetti gioielli della indagine psicoanalitica applicata alla produzione artistica, cioe' alla fantasia creatrice, sta nel fatto che Freud scopre, nei procedimenti del sogno e del delirio del protagonista, gli stessi meccanismi intrapsichici che creano il sogno ed il delirio dei neurotici." (M. Levi Bianchini, pag. 7). Esemplare bello.