Gli amori pastorali di Dafni e di Cloe di Longo Sofista. Tradotti dalla lingua greca alla nostra toscana dal Commendatore Annibal Caro
Gli amori pastorali di Dafni e di Cloe di Longo Sofista. Tradotti dalla lingua greca alla nostra toscana dal Commendatore Annibal Caro | Libri antichi e moderni | Longo Sofista - Caro, Annibal (Tradotto Da)
Gli amori pastorali di Dafni e di Cloe di Longo Sofista. Tradotti dalla lingua greca alla nostra toscana dal Commendatore Annibal Caro
Gli amori pastorali di Dafni e di Cloe di Longo Sofista. Tradotti dalla lingua greca alla nostra toscana dal Commendatore Annibal Caro | Libri antichi e moderni | Longo Sofista - Caro, Annibal (Tradotto Da)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1786
- Luogo di stampa
- Crisopoli [Parma],
- Autore
- Longo Sofista - Caro, Annibal (Tradotto Da)
- Pagine
- [4] XVIII [2] 245 [13, una con tavola dei sottoscrittori].
- Editori
- Impresso co’ caratteri Bodoniani,
- Formato
- in 4°,
- Soggetto
- Letteratura Antica
- Descrizione
- legatura in cartonato moderno; tassello con titoli in oro al dorso,
Descrizione
Editio princeps.Buon esemplare, a pieni margini; restauri professionali passim; strappi (tipici delle prove di torchio) all’angolo inferiore di p. 177, all’angolo superiore di p. 211, al margine inferiore di p. 227, all’angolo inferiore di p. 239; correzioni manoscritte alla paginazione di 38-39; ex libris al contropiatto superiore.Edizione celeberrima del Longo italiano, fondata sulla traduzione di Annibal Caro, recuperata a Napoli grazie a Ludovico Giuseppe Arborio di Gattinara, marchese di Breme, ambasciatore plenipotenziario del re di Sardegna presso la corte borbonica. Il marchese ottenne da Francesco Daniele, direttore della Biblioteca borbonica, un manoscritto che derivava dall’autografo cariano già presso i Farnese, passato a Napoli con i libri di Parma nel 1736. L’edizione fu promossa e finanziata da un gruppo di cinquantasei bibliofili, ed è uno dei libri-icona della prima stagione del Bodoni: compare qui per la prima volta in un colophon la celebre formula «Impresso co’ caratteri bodoniani», apposta sulle poche copie stampate oltre il numero degli esemplari sottoscritti, che riportano invece «Impresso in grazia de’ Bibliofili». Fin dall’Ottocento la bibliografia aveva indicato come destinataria della dedica una generica regina di Sardegna, attribuzione che risale già al De Lama e che, per forza d’inerzia, è stata ripetuta nella tradizione successiva senza un effettivo controllo delle fonti. Si tratta di un fraintendimento che proietta sull’edizione bodoniana il contesto sabaudo del marchese di Breme (ambasciatore del re di Sardegna a Napoli), ma non corrisponde alla reale destinataria del volume. L’articolo di G. Franco Bandini («L’Esopo», 57, 1993), fondato su un passo di corrispondenza coeva, ha ristabilito la verità storica: la copia di dedica fu inviata a Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, regina di Napoli, conosciuta da Bodoni a Caserta nel 1785. L’attribuzione alla regina di Sardegna cozza inoltre con la cronologia dinastica: all’altezza del 1786 Maria Antonia di Borbone, consorte di Vittorio Amedeo III, era già morta (1785); implausibile, pertanto, una dedica di corte nei termini tramandati dalla tradizione bibliografica. La correzione proposta da Bandini, pur documentata, non è stata recepita dalla bibliografia più recente (fuori del catologo del 2014 a cura di De Pasquale), verosimilmente in ragione del contesto più erudito che scientifico dove l’articolo apparve. Bandini sostenne inoltre che soltanto un esemplare con dedica fosse noto, nella collezione della Biblioteca Reale di Torino. L’esemplare qui descritto fu già appartenuto allo stesso Bandini, come attestano l’ex libris e le note manoscritte a matita: l’acquisizione andrà dunque datata post 1993 e andrà corretto l’assunto di unicità ripetuto dalla bibliografia recente senza confronto diretto con il mercato antiquario. A ciò si aggiunge che un ulteriore esemplare con dedica è passato in commercio negli ultimi decenni. La presenza di tre esemplari noti non diminuisce tuttavia la straordinaria rarità di questa configurazione, che resta eccezionale nella produzione bodoniana: gli esemplari con dedica alla regina sembrano provenire da un tiraggio di strettissimo omaggio, destinato alla sovrana e a un assai limitato numero di intermediari o dignitari. Nel contesto di questa tradizione rarissima, l’esemplare qui presentato — con le note autografe di Bandini che correggono la vulgata rimandando all’articolo del 1993, e registrano la vera destinataria — ha un valore documentario particolare: come diretta testimonianza della storia interna della ricezione del Dafni e Cloe e della sua complessa circolazione diplomatica tra Parma, Torino e Napoli. Libro rarissimo: dell’edizione sono censiti tredici esemplari in OPAC SBN, ma della presente emissione – con indicazione dei caratteri bodoniani, dedica alla regina e corredo di avvisi completo – contiamo per certo una sola altra copia, conservata presso la Biblioteca Reale di Torino.Bibl.: G. De Lama, Vita del cavaliere Giambattista Bodoni, 1816, I, 30-31, II, 38-39; B. Gamba, Serie dei testi di lingua, 1839, 1490; H.C. Brooks, Edizioni bodoniane, 1927, 57 (n. 309); J. Gay, Bibliographie des ouvrages relatifs à l’amour, I, 104-105; G. Giani, Catalogo delle antiche edizioni bodoniane, 1948, 10-11; G. Zappella, La collezione bodoniana della Biblioteca Universitaria di Napoli, 1978, n. 39; M.G. Castellana Lanzara, Napoli e il cav. Giambattista Bodoni, «Archivi d’Italia», II, XXI, 1-3, 51-54 (1954); G.F. Bandini, Una dedica mal attribuita, «L’Esopo. Rivista trimestrale di bibliofilia», 57 (marzo 1993), 51-57; Bodoni (1740-1813). Principe dei tipografi nell’Europa dei Lumi e di Napoleone, a c. di A. De Pasquale, Parma (5 ottobre 2013-12 gennaio 2014), 34, 64.
Edizione: editio princeps.