Grand- mère était génoise. Rècit (croquis de Cenni)
Grand- mère était génoise. Rècit (croquis de Cenni) | Libri antichi e moderni | Canepa Giovanni Battista (Marzo)
Grand- mère était génoise. Rècit (croquis de Cenni)
Grand- mère était génoise. Rècit (croquis de Cenni) | Libri antichi e moderni | Canepa Giovanni Battista (Marzo)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1946
- Luogo di stampa
- Chiavari
- Autore
- Canepa Giovanni Battista (Marzo)
- Editori
- Edizioni del partigiano par types de Civicchioni
- Soggetto
- Letteratura Italiana, storia partigiana, Prime edizioni
- Sovracoperta
- False
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
In-8°, pp. 108, (6), 15 tavolle illustrate dal pittore, incisore, regista cinematografico Renato Cenni (Firenze 1906 – Genova 1977), brossura editoriale figurata a colori. Bella dedica dell'autore alla sig.ra Croce. Lievi difetti al dorso. Edizione originale molto rara. Prima edizione scritta in lingua francese da Giovanni Battista Canepa (1896–1994), noto con il nome di battaglia “Marzo”, durante il suo esilio in Francia. La genesi dell’opera è strettamente legata a quel periodo di clandestinità: espulso dalle autorità francesi e privo di permesso di soggiorno, Canepa trovò rifugio a Sanary, nel Dipartimento del Varo, vivendo nascosto per evitare l’arresto e la consegna alle truppe fasciste. Per ingannare il tempo e conquistare la benevolenza dei suoi ospiti, iniziò a scrivere un diario della propria vita avventurosa, che leggeva loro a puntate. In quelle pagine rievocava – e insieme reinventava – le proprie origini umili: il nonno barbiere e la nonna figlia di lavandaia diventano figure letterarie, funzionali a denunciare la grettezza della piccola borghesia provinciale e a mettere a nudo il conflitto interiore dell’autore rispetto alla propria appartenenza sociale. Quel manoscritto, giunto a Parigi dopo la Liberazione e incoraggiato alla pubblicazione, uscì così com’era stato scritto, in francese e in edizione simbolica destinata a pochi lettori. Nel romanzo domina la figura della nonna materna, donna energica e indomabile, artefice del proprio destino e simbolo di riscatto. Sullo sfondo scorrono le vicende italiane dalla metà dell’Ottocento all’avvento del fascismo, mentre Chiavari emerge come co-protagonista, ritratta nei suoi caruggi, nei personaggi singolari e nel radicato culto del denaro. Memoria autobiografica e riflessione storica si fondono così in una narrazione di forte intensità civile. (Da Le cronache di una vita, Genova, 1983) Giovanni Battista Canepa (Chiavari, 1896 – 1994), noto con il nome di battaglia “Marzo”, fu una figura di primo piano dell’antifascismo italiano: capo partigiano, giornalista e scrittore. Ferito nella Prima guerra mondiale durante la rotta di Caporetto, aderì precocemente all’opposizione al regime fascista, subendo arresti e cinque anni di confino a Lipari. Partecipò alla guerra civile spagnola, dove fu nuovamente ferito nella battaglia di Guadalajara. Visse a lungo in esilio in Francia, collaborando con ambienti antifascisti e con Giuseppe Di Vittorio, e affrontò ulteriori arresti, fino alla celebre evasione dalla fortezza di Essailon. La sua esperienza politica e umana, segnata da militanza, clandestinità ed esilio, costituisce il nucleo ispiratore della sua produzione narrativa e memorialistica.