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I Cenci. Tragedia in cinque atti tradotta da Adolfo De Bosis. Il Convito. Libri X - XI

Libri antichi e moderni
Shelley Percy Bysshe - De Bosis Adolfo (Curatore E Traduttore)
Adolfo De Bosis (Tip. Unione Cooperativa Editrice), 1898
70,00 €

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1898
  • Luogo di stampa
  • Roma
  • Autore
  • Shelley Percy Bysshe - De Bosis Adolfo (Curatore E Traduttore)
  • Editori
  • Adolfo De Bosis (Tip. Unione Cooperativa Editrice)
  • Soggetto
  • Letteratura inglese, Traduzioni, Riviste e periodici
  • Sovracoperta
  • False
  • Stato di conservazione
  • In ottimo stato
  • Lingue
  • Italiano
  • Copia autografata
  • False
  • Print on demand
  • False
  • Condizioni
  • Usato
  • Prima edizione
  • False

Descrizione

In-4° (295x240mm), pp. (6), 667-899 [paginazione continua rispetto ai precedenti fascicoli], (5). Bella brossura originale disegnata da Giuseppe Cellini con elaborati motivi ornamentali e floreali a entrelac incisi in xilografia. Sontuoso frontespizio figurato con la resunta immagine di Beatrice Cenci disegnato dal Cellini ed inciso da Calzone. Eleganti fregi tipografici istoriati n.t. del Cellini, illustrazioni n.t. e f.t., tra cui una tavola in fotoincisione riproducente un busto di Shelley. Ottimo esemplare in barbe e impresso su bella carta forte. Numero doppio monografico della storica rivista fondata e diretta da Adolfo De Bosis. Contiene, monograficamente, la traduzione di De Bosis de 'I Cenci' di Shelley, seguita da un saggio su tale tragedia del traduttore stesso e da delle 'Note sulla famiglia Cenci' di Arturo Vecchini. La traduzione è dedicata a Eleonora Duse. La rivista, pubblicata da De Bosis a proprie spese, fu il tipico frutto dell'estetismo decandente fin de siècle (con echi ancora palpabili del gusto preraffaellita) e adunò alcuni dei maggiori nomi delle lettere italiane del tempo, D'Annunzio in testa a tutti. 'Una sorta di positivismo da superuomo, mescolato di spirito libertario e al tempo stesso imperialista, antipacifista, anima e arricchisce i bellissimi fascicoli, dai fregi alessandrini e dai grandi margini. è questo il momento più singolare del nostro decadentismo. è nel 'Convito' che si riconosce il grado artistico del parnassianesimo italiano' (Giorgio Petrocchi). Cfr. Gambetti / Vezzosi, p. 283 (registra qusto numero monografico). Giorgio Petrocchi in Dizionario Bompiani delle Opere, II, pp. 431-432.

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