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Il banchiere del mondo. Eugene Robert Black e l'ascesa della cultura dello sviluppo in Italia

Il banchiere del mondo. Eugene Robert Black e l'ascesa della cultura dello sviluppo in Italia | Libri antichi e moderni | Giovanni Farese, Paolo Savona

Libri antichi e moderni
Giovanni Farese, Paolo Savona
Rubbettino, 2014
14,25 € 15,00 €
(Soveria Mannelli, Italia)

Metodi di Pagamento

Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 2014
  • ISBN
  • 9788849841619
  • Autore
  • Giovanni Farese, Paolo Savona
  • Pagine
  • 165
  • Collana
  • Saggi
  • Editori
  • Rubbettino
  • Soggetto
  • Italia-Storia, Economia-Storia, Biografie: personaggi storici, politici e militari, Storia d’Europa, Storia economica, Italia, XX secolo, 1900–1999
  • Stato di conservazione
  • Nuovo
  • Lingue
  • Italiano
  • Condizioni
  • Nuovo

Descrizione

Questo lavoro ricostruisce l'ascesa della cultura dello sviluppo, che la globalizzazione distorce o di cui difetta. Esso concentra l'analisi su un personaggio di una vicenda epica, anche per il Mezzogiorno d'Italia. "Il più grande banchiere della Storia", nelle parole di Kennedy. Banchiere del mondo, banchiere della pace, banchiere dei poveri: così i contemporanei. Figlio del presidente della Fed dei giorni del New Deal, vice presidente della più grande banca privata del mondo negli anni quaranta, consigliere alla Casa Bianca da Roosevelt a Johnson, Eugene R. Black è il Presidente della Banca mondiale negli anni della ricostruzione mondiale. Di più: dell'ascesa globale della cultura dello sviluppo. Quella cultura di cui si avverte oggi l'assenza, anche e soprattutto all'interno dell'Unione economica e monetaria. Questo libro ricostruisce, per la prima volta, la vita di Eugene R. Black e l'ascesa delle cultura dello sviluppo in Italia e nel mondo nei quattro decenni che vanno dalla crisi del 1929 alla fine del sistema di Bretton Woods nel 1971. Un asse decisivo, lungo il quale corrono, in una linea di continuità, fatti, teorie, istituzioni. E persone: gli economisti della teoria, da Gunnar Myrdal a Paul Rosenstein Rodan, ma anche e soprattutto gli economisti della prassi, da Per Jacobson a David Lilienthal. Sono loro i globalizzatori ante litteram.

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