Il colbacco di Boccioni. Un lungo filo russo
Il colbacco di Boccioni. Un lungo filo russo | Libri antichi e moderni | Gino Agnese
Il colbacco di Boccioni. Un lungo filo russo
Il colbacco di Boccioni. Un lungo filo russo | Libri antichi e moderni | Gino Agnese
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 2025
- ISBN
- 9788849883077
- Autore
- Gino Agnese
- Pagine
- 116
- Collana
- Zonafranca
- Editori
- Rubbettino
- Formato
- 190×138×10
- Soggetto
- Biografie: artisti e personalità dello spettacolo, Storia dell’arte, Dipinti e tecniche di pittura
- Stato di conservazione
- Nuovo
- Lingue
- Italiano
- Legatura
- Brossura
- Condizioni
- Nuovo
Descrizione
Boccioni non faceva mistero del lungo soggiorno in Russia, però ne parlava per frammenti e vagamente, sempre tacendo di Augusta. Tutto finì nel silenzio dopo la sua morte. Fu come svanita quella lontana estate Nel 1906, tre anni prima che Marinetti fondasse il Futurismo, Umberto Boccioni partì da Parigi per la Russia in agosto e tornò in Italia nei primi giorni di novembre. Aveva ventiquattro anni, era un pittore sconosciuto, seguì una giovane signora russa, la sua amante, che assieme al marito tornava a Tzaritzyn, Basso Volga. Fu il viaggio della vita, nel “paese più grande”, ancora favoloso nello sguardo occidentale benché insidiato dalla “prima rivoluzione” e sconfitto dal Giappone. E nulla o quasi si seppe di quel viaggio. In queste pagine se ne parla approfonditamente per la prima volta anche per meglio indagare le successive relazioni d’arte di Boccioni, avvenute nei primissimi anni Dieci. Relazioni per lo più mediate da occasioni espositive o da incontri con artisti dell’avanguardia russa da Archipenko ad Aleksandra Ekster. Nel suo libro L’arciere dall’occhio e mezzo Benedict Livsic, testimone autorevole, dice che per i russi il futurismo italiano fu Boccioni. D’altro canto nel cammino di Boccioni compaiono sovente russi e russe. L’artista non avrebbe fatto il suo quadro più grande e più noto, La città sale, se una famosa filantropa di Milano, Sasha Ravizza, non l’avesse aiutato. E non avrebbe dipinto Le tre donne se non avesse visto, almeno in riproduzione, la Trinità angelica di Rublev.