Il patto di Roma [contiene: «Il patto di Roma»; La questione jugoslava»; «La propaganda sul nemico»; «La storia del patto di Roma»]
Il patto di Roma [contiene: «Il patto di Roma»; La questione jugoslava»; «La propaganda sul nemico»; «La storia del patto di Roma»]
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1919
- Luogo di stampa
- Roma,
- Autore
- [Congresso Dei Popoli Oppressi Dall'Austria-Ungheria] (Giovanni , Amendola, Giuseppe Antonio Borgese, Ugo Ojetti, Andrea Torre, Prefazione Di Francesco Ruffini)
- Pagine
- pp. 153 [7].
- Collana
- collana «Quaderni della Voce», 38,
- Editori
- Società anonima editrice La voce (stampa: «Stabilimento, tipografico Riccardo Garroni»),
- Formato
- in 16°,
- Edizione
- Prima edizione.
- Soggetto
- Politica
- Descrizione
- brossura avorio stampata in rosso e nero (tipica grafica dei «Quaderni della Voce»),
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione.Ottimo esemplare, privo di particolari difetti da segnalare. FIrma di possesso di Luigi Silvani alla prima carta. Applicato all’occhietto un foglietto azzurro che recita: «Il capitolo I: Giovanni Amendola, “Il Patto di Roma e la Polemica”, è il testo del discorso tenuto da G. A. il 18 maggio 1919 agli elettori del Collegio di Mercato S. Severino».Opera sul congresso delle nazioni oppresse dall’impero austro-ungarico, tenuto a Roma nell’aprile del 1918. Il volume fu significativamente pubblicato durante le trattative di Versailles, quando i membri del congresso videro venir meno molti dei loro propositi, disattesi dalle posizioni ufficiali del governo italiano. «Isolati e attaccati da più fronti per come si mettevano le trattative di Versailles, Borgese e gli altri fautori del Congresso di Roma sentirono il bisogno di spiegare le condizioni e le finalità del loro operato in una pubblicazione apparsa nel 1919 e intitolata “Il Patto di Roma”. La scelta nel titolo del vocabolo “Patto” al posto di “Congresso” pare emblematica. I giornalisti sostengono infatti che la loro missione era informale, che nessun accordo ufficiale è stato da loro stipulato e che i partecipanti si sono solo riconosciuti in una serie di principi di massima. Come ricorda Amendola nel suo memoriale, non si tenne nemmeno nessun verbale delle discussioni. Con la scelta di questo titolo, però, essi conferiscono all'incontro uno statuto di ufficialità».Stefano Magni, «Analizzare, testimoniare» [in «Raccontare la guerra: I conflitti bellici e la modernità» a cura di Nicola Turri, Firenze University Press, 2017, p. 236]