La morbida macchina [The Soft Machine]. Introduzione di Giansiro Ferrata
La morbida macchina [The Soft Machine]. Introduzione di Giansiro Ferrata | Libri antichi e moderni | Burroughs, William (Traduzione Di Donatella Manganotti)
La morbida macchina [The Soft Machine]. Introduzione di Giansiro Ferrata
La morbida macchina [The Soft Machine]. Introduzione di Giansiro Ferrata | Libri antichi e moderni | Burroughs, William (Traduzione Di Donatella Manganotti)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1965-1965
- Luogo di stampa
- Milano,
- Autore
- Burroughs, William (Traduzione Di Donatella Manganotti)
- Pagine
- pp. XI 176 [9].
- Collana
- collana «I giorni», 13,
- Editori
- Sugar (Tipografia F.lli Memo),
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Prima edizione italiana.
- Soggetto
- Narrativa Straniera del '900
- Descrizione
- tela crema con titoli neri al dorso, sovracoperta illustrata (fotografia dell’autore di Robert Fréson),
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione italiana. Ottimo esemplare. Sovracoperta con leggeri segni d’usura e lieve brunitura al dorso e al piatto; tela priva di particolari difetti da segnalare; carte e tagli normalmente bruniti, leggera fioritura ai tagli. Romanzo del 1961 di William Burroughs - successivamente rivisto nel 1966 e nel 1968, fino all’edizione del 2014, a cura di Oliver Harris, che include sezioni fin lì mancanti - qui proposto per la prima volta in italiano, con la traduzione di Donatella Manganotti, da Sugar, già editore di «Il pasto nudo», di cui quest’opera deve essere considerata una prosecuzione all’interno della «Trilogia Nova» dello scrittore americano. La “macchina morbida” a cui il titolo fa riferimento è il corpo umano, insieme di materia porosa e sensibile, manipolabile, non difficile da controllare, modificare, riprogrammare, inserita in un mondo prossimo al crollo e carico di pratiche degradanti ma disponibile anche all’alterazione cercata, agli stati non considerati indotti dalla chimica, ai livelli di coscienza e comunicazione inter-psichica aperti dalle droghe, strumenti al tempo stesso di dominio e di liberazione, di claustrofobica paranoia e di fuga, di caduta all’inferno e di elevazione. Scritto con la tecnica del “cut up” - con le parole unite tra loro seguendo la logica e la tecnica del collage in un insieme solo apparentemente privo di senso - di questo romanzo e del suo autore, come riportato nella quarta di copertina, lo scrittore e critico britannico Anthony Burgess ha detto: «Se c’è uno scrittore che può riabilitare una forma logora e mostrarci che cosa si può ancora fare con una lingua che sembrava fosse stata spremuta da Joyce, questi è William Burroughs».