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Le glosse all'Enchiridion di Byrhtferth nel ms. Oxford, Bodleian Library, Ashmole 328

Le glosse all'Enchiridion di Byrhtferth nel ms. Oxford, Bodleian Library, Ashmole 328 | Libri antichi e moderni | Dorothy Dunnett, : Cristina Raffaghello

Libri antichi e moderni
Dorothy Dunnett, : Cristina Raffaghello
Edizioni dell'Orso 2013,
17,00 €
(Pavia, Italia)

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Dettagli

  • ISBN
  • 9788862744560
  • Autore
  • Dorothy Dunnett
  • Editori
  • Edizioni dell'Orso 2013
  • Curatore
  • : Cristina Raffaghello
  • Soggetto
  • Fonti e documenti-Manoscritti e codici

Descrizione

XVI-1964 pagine. Brossura con alette. gr 300. Bibliotheca Germanica. Studi e testi, 32. Commento dell'editore: In questo volume sono state prese in esame le glosse attestate nell'Enchiridion, opera del monaco anglosassone Byrhtferð (970-1020 ca.), giunta sino a noi nel ms. Oxford, Bodleian Library, Ashmole 328 (prima metà dell'XI secolo), che ce la tramanda per intero. L'Enchiridion è un trattato redatto in inglese antico e in latino inerente al computo del tempo, sebbene siano affrontati anche altri argomenti come la grammatica, la metrica e le unità di peso. Secondo alcuni dettagli che l'autore stesso ci dà, esso risale al 1011. Sono stati considerati tutti i tipi di chiose (fonologiche, lessicali, grammaticali e di commento) presenti infra textum, in interlinea e a margine del manoscritto. Gli interpretamenta sono il frutto del lavoro svolto sia dall'autore, sia dal copista del codice. Ogni figura ha un suo ruolo preciso: Byrhtferð ha voluto soprattutto mettere in evidenza, anche nelle glosse, il fine didattico ovunque presente nella sua opera; infatti spesso - oltre alle traduzioni dei vari lemmi (inserite per lo più infra textum) - egli riporta svariati esempi per i suoi discepoli e per i lettori. D'altronde l'Enchiridion non era solo usato come libro di testo per gli allievi della scuola conventuale di Ramsey, ma era destinato anche alla lettura, come l'autore sottolinea più volte. Diverso è invece il ruolo del copista, il quale inserisce esclusivamente le chiose interlineari e/o marginali; prestandosi per lo più a tradurre i lemmi o a renderli con dei sinonimi in latino e/o in volgare. I contributi di entrambi si completano a vicenda, fornendo al pubblico moderno un esempio di perfetta integrazione tra le due lingue maggiormente in uso nell'Inghilterra dell'XI secolo: l'anglosassone e il latino.

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