Movimento Mondo Beat - No / sette
Movimento Mondo Beat - No / sette
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1967
- Luogo di stampa
- Milano,
- Autore
- Tavaglione, Giorgio [Mondo Beat]
- Editori
- Ed.912 (Arti Grafiche La Monzese),
- Formato
- 700 x 500 mm,.
- Soggetto
- Contestazione, 1968 e 1977
- Descrizione
- manifesto stampato in nero e ocra al recto,
Descrizione
MANIFESTOEdizione originale in 500 esemplari.CON AUTOGRAFO.Esemplare in ottimo stato di conservazione con firma autografa a inchiostro nero di Livio Cafici («Livio Cafaci and company») e firma autografa in stampatello a matita dello stesso Cafici e di Giorgio Tavaglione.Il settimo, rarissimo, manifesto della serie “No” realizzato dall’iconica Ed.912 in 500 esemplari. Fondata nel 1966 da Gianni-Emilio Simonetti, Gianni Sassi e Sergio Albergoni (poi coadiuvati da Mario Diacono, Tommaso Trini, Maria Volpi e da Germano Celant), la casa editrice milanese simbolo della controcultura e della scena artistica neoavanguardista, diede vita – parallelamente alla pubblicazione dei 10 straordinari fascicoli di «b°t – Arte oggi in Italia» – a tre collezioni di poster artistici in tiratura limitata: «dEDsign», «Situazione» e la già ricordata «No». Ultima in ordine di tempo – con il primo manifesto, «No Man’s Land», firmato dal gallerista Arturo Schwartz nel marzo del 1967 – «No» voleva significare sia l’abbreviazione inglese della parola “numero” sia l’opposizione del gruppo di Ed.912 alle guerre e alla repressione in atto in quei fatali anni di chiusura dei Sessanta. Graficamente potenti e politici – si pensi al secondo manifesto (ideato da Enrico Filippini) «La CIA vi regala una camicia» o all’ottavo (creato dagli stessi Simonetti e Sassi sotto il nome fittizio “Cavan McCarthy”) «Telegram from Vietnam» – è al mondo underground che il settimo poster qui presentato guarda, associandosi alla rivista «Mondo Beat». Attiva dal novembre 1966 al luglio 1967 sotto la direzione di Melchiorre Gerbino – figura di riferimento per la scena beat italiana – la sede della redazione posta nella milanese via Montenero divenne presto un luogo di rifugio per emarginati e “capelloni” in fuga da una società inospitale, con la celeberrima esperienza di “Barbonia City” (la tendopoli organizzata alla periferia sud di Milano, definitivamente sgomberata il 12 giugno 1967 dalla polizia) a testimoniare la natura militante e attiva di Gerbino e dei suoi numerosissimi collaboratori (tra cui Vittorio Di Russo, Umberto Tiboni e Livio Cafici). E anche qui, in questa caleidoscopica mescolanza di immagini e dichiarazioni che guardano all’universo hippie, la matrice contestataria e libertaria di «Mondo Beat» è ben evidente. Firmato da Giorgio Tavaglione (principale disegnatore e grafico della rivista), il manifesto originale in nero e ocra datato al colophon «aprile 1967» – poi apparso anche nel numero 4 del maggio 1967 del periodico di Gerbino attraverso una curiosa scelta editoriale, con una metà inclusa nella prima tiratura del fascicolo e l’altra metà nella seconda – associa disegni dal tratto fumettistico a slogan pacifisti e di rivolta, ben rappresentando la natura dell’intera esperienza di «Mondo Beat», celebrata dallo stesso Simonetti nel numero 3 (giugno 1967) di «B°t» che riproduce, in piccolo, la composizione di Tavaglione per «No/sette».F. Boragina, Editoria e controcultura; la storia dell’Ed.912, Postmedia, 2021.
Edizione: edizione originale in 500 esemplari.