Vita, et morte di S. Alessio Confessore. Novamente ristampata.
Vita, et morte di S. Alessio Confessore. Novamente ristampata.
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1680
- Luogo di stampa
- Milano
- Autore
- (ALESSIO, Santo)
- Pagine
- pp.
- Editori
- In Milano, Per Heredi di Antonio Malatesta, con licenza (1680
- Soggetto
- Libri Antichi
- Stato di conservazione
- Buono
- Legatura
- Rilegato
- Condizioni
- Usato
Descrizione
>in-12, pp. (24 n.n.), delizioso cartone con decorazione vegetale in bianco su fondo mattone. Titolo entro bordura tipografica; nella metà inferiore silografia raffigurante il Pontefice, vescovi ed i genitori di Alessio che scoprono il Santo in un sottoscala, dove elemosinava da 15 anni.
Antonio Malatesta pubblicò a Milano circa 50 edizioni religiose dopo la metà del Seicento; mentre soltanto una decina di titoli uscirono con l'indirizzo dei suoi Heredi negli anni Ottanta. Anche le edizioni censite della Vita miracoli e morte di s. Alessio (in alcuni casi Rappresentatione della... di Girolamo Martij) sono solo una decina. Una metà delle quali sono datate o databili nel XVII secolo, come la presente, l'altra metà ristampate nell'Ottocento, tra Bologna (alla Colomba), Milano, Venezia, Firenze Lucca e Ronciglione (Rappresentatione). Quasi tutte sono censite in unico esemplare, tranne una stampa bolognese di fine settecento, censita in 4 esemplari. La presente edizione pare sconosciuta.
Il lungo titolo di un'edizione fiorentina è quello che meglio riassume i contenuti del testo: “nella quale si racconta com'egli andando al santo sepolcro fu ingannato dal maladetto diavolo, e al fine ritornato a casa sua, visse sconosciuto sotto una scala”. Di famiglia patrizia romana, Alessio vi venne ricondotto dal Santo Sepolcro con l'inganno dal Diavolo. Assai significativa è la partecipazione del demonio all'azione narrativa: Satana assume spoglie umane e, attraverso repentini spostamenti, mutamenti di sembianza e dialoghi ora con il santo, ora con la sua sposa, convincendo il pellegrino dell'infedeltà della casta moglie, che così si difendeva: “ho proferto a Christo, e a la sua Madre, / Di passar il mare, e a lo Sepolcro andare Per servirlo quindeci anni in castitade : / Se io non li vò, mi credo di fallare”. Dopo il rientro a Roma Alessio trascorreva le notti sotto una scala sul colle romano dell'Aventino. e non venne riconosciuto dal padre. Fu Papa Innocenzo a scoprirne l'identità e a comunicarla ai genitori, che, straziati, si recarono al capezzale del figlio ormai morente: una scena spesso raffigurata nell'arte.
Almeno due sono le versioni dei testi devozionali a sant'Alessio: la più diffusa è la presente, il ‘cantare giullaresco' “O Re di Gloria Altissimo Signore”, testo che il Cioni sostiene “edito per la prima volta a Milano nel 1490”. In realtà anche di questo, come della versione “Madre benigna immaculata e pura”, un solo esemplare è noto, rispettivamente al British Museum e in Braidense. L'esemplare, malgrado alcuni aloni d'umido e lievi macchie di grasso, nonché gli angoli smangiati e smussati, è da considerarsi in buone condizioni a causa della sua estrema deperibilità.
Cfr.: La poesia religiosa. I cantari agiografici e le rime di argomento sacro. A cura di A. Cioni, p. 94, n. 11.