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Boy in the World (A Memoir)

Boy in the World (A Memoir) | Libri antichi e moderni | DINE, Jim (Cincinnati, 1935)

Libri antichi e moderni
DINE, Jim (Cincinnati, 1935)
Gottingen, Steidl, , 2009
70,00 €

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 2009
  • ISBN
  • 9783865219312
  • Luogo di stampa
  • Gottingen
  • Autore
  • DINE, Jim (Cincinnati, 1935)
  • Pagine
  • pp. 160
  • Editori
  • Gottingen, Steidl,
  • Edizione
  • Prima edizione (First Edition)
  • Soggetto
  • art: north-american, art: contemporary, art: pop art
  • Descrizione
  • hardcover
  • Stato di conservazione
  • In ottimo stato
  • Lingue
  • Inglese
  • Legatura
  • Rilegato
  • Condizioni
  • Usato

Descrizione

Volume stampato in occasione della mostra al Boras Museum of Modern Art, maggio - settembre 2009. Testo di Hasse Persson (direttore del Boras Museum of Modern Art). Ampiamente illustrato con riproduzioni di schizzi, disegni, fotografie a colori e scritti autografi dell'Artista Design: Jim Dine. Cm 21,5x30. pp. 160. . Ottimo (Fine). . Prima edizione (First Edition). . “Quando avevo 6 anni mia madre mi portò a vedere il film Disney Pinocchio. Ha perseguitato il mio cuore per sempre! Questo bastone parlante, che divenne un vero essere umano dopo un'eternità di prove. Geppetto e l'autore, Carlo Collodi, hanno dato al ragazzo la possibilità di prendere coscienza e quindi unirsi a noi in questa Valle di Lacrime. I suoi poveri piedi bruciati, il suo giudizio errato, le sue continue bugie, le sue orecchie da asino..." (Jim Dine, e del processo creativo di costruzione fino all'inaugurazione della scultura nel 2008).
Nato nel 1935 a Cincinnati, Ohio, Jim Dine si trasferisce a New York alla fine degli anni Cinquanta. Nell'arco del 1960, nei luoghi ormai mitici della Judson Church e della Rueben Gallery, realizza i suoi memorabili happening. Subito dopo, come dichiara lo stesso artista in un ricordo inedito raccolto per la mostra romana, “ho voltato le spalle a quel mondo delle performance, volevo impegnarmi nel mio lavoro di pittore e di scultore”. Ai primi anni Sessanta risalgono le opere con gli indumenti e con gli utensili da lavoro, vere e proprie icone della cultura visiva contemporanea: martelli, seghe, vanghe, asce, ma anche tavolozze, pennelli, spatole da pittore e scalpelli da scultore, così come accappatoi, cravatte, scarpe, bretelle. Nel 1964 è stato tra gli artisti invitati nella celeberrima mostra del Padiglione americano alla Biennale di Venezia, che sancì nel mondo l'affermazione della Pop Art. Nel 1970 il Whitney Museum di New York ha ordinato la sua prima mostra retrospettiva. A questa sono seguite numerose altre mostre monografiche nei musei di tutto il mondo, come quella ospitata nel 1999 al Solomon R. Guggenheim Museum di New York e, in anni più recenti, quelle organizzate alla National Gallery of Art di Washington (2004), all'Albertina di Vienna (2016) e al Centre Georges Pompidou di Parigi (2018).

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