Del Rinnovamento civile d'Italia
Del Rinnovamento civile d'Italia | Libri antichi e moderni | Gioberti Vincenzo
Del Rinnovamento civile d'Italia
Del Rinnovamento civile d'Italia | Libri antichi e moderni | Gioberti Vincenzo
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1851
- Luogo di stampa
- Parigi e Torino
- Autore
- Gioberti Vincenzo
- Editori
- A spese di Giuseppe Bocca
- Soggetto
- Risorgimento, Politica italiana, Prime edizioni
- Sovracoperta
- False
- Stato di conservazione
- In ottimo stato
- Lingue
- Italiano
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- True
Descrizione
2 voll. in-8° (185x115mm), pp. (4), XVII, (3), 540; (4), 612; brossura editoriale azzurra con titolo entro filetto con fregi accantonati. Lievi gore al piatto anteriore del primo vol. Timbri del tempo della Libreria della Minerva Subalpina di Torino. Ottima copia intonsa. Edizione originale di una delle più significative opere giobertiane, suo avvicinamento alle posizioni unitarie sabaude e insieme severa critica del potere temporale pontificio, non più considerato come il motore dell'Unità italiana. 'Nel Rinnovamento civile d'Italia il Gioberti non è più neoguelfo, ma liberale nel miglior senso della parola. All'ideale federale è sostituito quello unitario; e il Piemonte sarà ora il fulcro dell'unità italiana. E Roma sarà il centro d'uno Stato unitario laico, formatosi per mezzo della progressiva egemonia piemontese, faro di civiltà e di libertà ai popoli: Roma resterà ugualmente sede del Papato, ma la forza e grandezza di questo non sarà che nel campo spirituale' (Rosi, III, 229). L'opera conobbe immensa eco nel dibattito risorgimentale e fu letta con estremo interesse da Cavour e da Vittorio Emanuele II, che ne commentà alcune parti. I duri giudizi formulati da Gioberti contro i principali attori della scena politica italiana suscitarono un vespaio di critiche, soprattutto da parte di Mazzini e, sul fronte clericale, della Compagnia di Gesù. Tuttavia, il programma politico prospettato dal filosofo torinese costituì una valida fonte di ispirazione per la politica piemontese a cavallo tra la Prima e la Seconda Guerra d'Indipendenza. Parenti, Prime edizioni, p. 263.