Della grammatologia
Della grammatologia | Libri antichi e moderni | Jacques Derrida, Silvano Facioni, Francesco Vitale
Della grammatologia
Della grammatologia | Libri antichi e moderni | Jacques Derrida, Silvano Facioni, Francesco Vitale
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 2024
- ISBN
- 9788893144346
- Autore
- Jacques Derrida
- Pagine
- 438
- Collana
- Dialectica (56)
- Editori
- Orthotes
- Formato
- 210×148×32
- Curatore
- Silvano Facioni, Francesco Vitale
- Soggetto
- Linguaggio-Filosofia, Strutturalismo e Post-strutturalismo, Filosofia del linguaggio
- Stato di conservazione
- Nuovo
- Lingue
- Italiano
- Legatura
- Brossura
- Condizioni
- Nuovo
Descrizione
Quando, nel 1967, Jacques Derrida pubblica "Della grammatologia", il panorama filosofico europeo viene attraversato da un sisma che oggi, a quasi sessant'anni di distanza, non ha ancora cessato di rilasciare la sua energia tellurica. Salutato da Foucault come "il testo più radicale che abbia mai letto", o da Levinas come un insieme di "pagine incandescenti, arborescenti", Della grammatologia può essere considerato, a tutti gli effetti, come la "matrice" di quanto sarà poi chiamato – con non pochi fraintendimenti – "decostruzione", e che consiste nell'individuazione delle condizioni di possibilità dell'esperienza di quanto viene chiamato, spesso con poca chiarezza, mondo o realtà. L'opera di Derrida si sviluppa in tre parti consacrate prevalentemente (ma non esclusivamente) a Saussure, a Lévi-Strauss e a Rousseau, assunti quali "emblemi" di una tradizione "logocentrica", vale a dire di una secolare storia del pensiero che ha trovato nella metafisica (e in tutto ciò che ne scaturisce: politica, cultura, scienze umane), nella sovranità del logos, il rifugio e la protezione rispetto a quanto può inquietare l'unità e l'ordine del pensiero. Dopo la prima, storica traduzione italiana del libro apparsa nel 1969 e coordinata da Gianfranco Dalmasso, oggi viene presentata una nuova edizione che ha potuto fare tesoro degli approfondimenti e degli ulteriori percorsi di Jacques Derrida.