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Il fiore della poesia romanesca (Belli, Pascarella, Trilussa, Dell'Arco). Premessa di Pier Paolo Pasolini

Il fiore della poesia romanesca (Belli, Pascarella, Trilussa, Dell'Arco). Premessa di Pier Paolo Pasolini | Libri antichi e moderni | Scarella, Cesare - Trilussa - Dell’Arco Mario (Testi Di) - Pasol, Ini, Pier Paolo (Introduzione Di), Sciascia, Leonardo - Belli, Giuseppe Gioacchino - Pa

Libri antichi e moderni
Scarella, Cesare - Trilussa - Dell’Arco Mario (Testi Di) - Pasol, Ini, Pier Paolo (Introduzione Di), Sciascia, Leonardo - Belli, Giuseppe Gioacchino - Pa
Edizioni Salvatore Sciascia (stampa: Stab. tip. G. Mori di - Palermo),, 1952
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1952
  • Luogo di stampa
  • Caltanissetta - Roma,
  • Autore
  • Scarella, Cesare - Trilussa - Dell’Arco Mario (Testi Di) - Pasol, Ini, Pier Paolo (Introduzione Di)
  • Pagine
  • pp. XVI 153 [3].
  • Collana
  • Collana 'Lo Smeraldo',
  • Editori
  • Edizioni Salvatore Sciascia (stampa: Stab. tip. G. Mori di, Palermo),
  • Formato
  • in 16°,
  • Curatore
  • Sciascia, Leonardo - Belli, Giuseppe Gioacchino - Pa
  • Edizione
  • Prima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.
  • Soggetto
  • Narrativa Italiana del '900 Poesia Italiana dell' 800
  • Descrizione
  • brossura in carta goffrata color avorio stampata in grigio,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Prima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini. Lievissima fioritura perimetrale alla brossura per il resto ottimo esemplare. Importante antologia di versi della tradizione poetica romanesca curata da Leonardo Sciascia nel 1952 con versi di Belli, Pascarella, Trilussa e dell’amico ed editore Mario Dell’Arco, simbolo stesso, per lo scrittore di Racalmuto, dell’essenza profonda di Roma e del suo vernacolo attraverso la poesia. Ad aprire il volume, una importante prefazione firmata da Pier Paolo Pasolini, che ampio spazio dedica ai punti di contatto tra Belli e Dell’Arco: «Così il romanesco epurato, lucido di Dell’Arco, se da un lato è proprio l’opposto di quello plebeo, ancora in fase di gestazione, greve, del Belli, è anche forse l’unico linguaggio capace di “evocare certe orme linguistiche che il Belli non aveva del tutto esaurite. E per tale ispirazione riflessa, c’è in Dell’Arco, a concretarla, sufficiente abilità da orefice, da ceramista, il gusto di un gioco agli estremi limiti tra poesia e fumisteria».

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