Il peccato ed altre cose
Il peccato ed altre cose | Libri antichi e moderni | Boine Giovanni
Il peccato ed altre cose
Il peccato ed altre cose | Libri antichi e moderni | Boine Giovanni
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1914
- Luogo di stampa
- Firenze
- Autore
- Boine Giovanni
- Editori
- Libreria della 'Voce' (Stab. Tipografico Aldino)
- Soggetto
- Letteratura italiana del '900, Quaderni della Voce, Prime edizioni
- Sovracoperta
- False
- Stato di conservazione
- Come nuovo
- Lingue
- Italiano
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- True
Descrizione
In-8°, pp. 140, (4), brossura editoriale arancione con titoli in nero al dorso e in rosso e nero al piatto anteriore. Quaderni della Voce raccolti da Giuseppe Prezzolini. Quaderno ventitreesimo. Perfetta copia in barbe entro velina. Prima edizione. Romanzo e frammenti narrativi apparsi in forma preoriginale su 'La Riviera Ligure'. In quest'ultimo breve romanzo, che narra l'amore di un giovane per una novizia, il Boine passa continuamente dalla riflessione critica in prima persona alle improvvise effusioni liriche: ora di teneri 'sentimenti', di 'paure vaghe', di malinconie crepuscolari; ora di 'gridi' improvvisi dell'anima: illuminazioni e analogie inquietanti, ritmi ostinati e parole arricchite di sensi nuovi per via di accostamenti imprevisti. Vero è che l'impeto lirico si smorza, qui, in una sorta di facile impressionismo, in un discorso mosso e animato, più eloquente che poetico; e le riflessioni del protagonista si stemperano in un entusiasmo un po' libresco per una letteratura raffinata e sottile, che può rammentare certi personaggi di D'Annunzio. Manca, d'altra parte, un vero ritmo narrativo (il B. scriverà più tardi di aver voluto rappresentare nel Peccato la 'dolorosa, angosciata complessità del pensare', muovendo da 'pochi fatti', da una cronistoria esteriore estremamente gracile'); ed anche gli accenti e le immagini più realistiche e certi dialoghi, che vorrebbero sembrare vivi e spigliati, hanno un sapore falso e un tono da esercitazione letteraria. Tuttavia il B. vi raggiunse dei risultati apprezzabili dal punto di vista stilistico, che, pur nei limiti d'uno sperimentalismo ancora un po' ingenuo e immaturo, hanno un valore di testimonianza e quasi di anticipazione nel quadro della nostra letteratura di quegli anni (si è parlato anche di una derivazione stilistica del B. da Péguy e da Whitman).' (Mario Costanzo in D.B.I., XI, 1969). Spaducci, p. 52. Gambetti / Vezzosi, p. 115.