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Isola | Libri antichi e moderni | Gatto, Alfonso
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1932
- Luogo di stampa
- Napoli,
- Autore
- Gatto, Alfonso
- Pagine
- pp. [132].
- Editori
- Edizioni Libreria del 900 (Tipografia Pergola - Avellino),
- Formato
- in 16°,
- Edizione
- Edizione originale.
- Soggetto
- Poesia Italiana del '900
- Descrizione
- brossura avorio stampata in ottone ai piatti e al dorso, riquadro color oro a inquadrare il testo al piatto anteriore,
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROEdizione originale.Esemplare brunito alle carte e alla copertina (particolarmente al dorso, che reca qualche segno del tempo; distacco fermato alle cerniere); per il resto in ottime condizioni.Rara opera prima tirata in soli 350 esemplari non numerati, dichiarati al colophon. Uno degli esordi eccezionali degli anni trenta italiani, che vedono fiorire «le opere prime e fondamentali, quelle che segnano la nascita di un poeta e gli imprimono indelebilmente i caratteri» — per usare le belle parole di Donato Valli (L’onore del Salento, p. 103). Oltre ai primi tre libri di Gatto — osserva sempre Valli — nello svolgersi del decennio 1930-1940 escono altrettante opere prime di Salvatore Quasimodo e Leonardo Sinisgalli, ma anche «La barca» di Mario Luzi: il nucleo forte della generazione che traghetterà la lirica italiana oltre la metà del secolo, nel secondo Novecento. Alfonso Gatto pubblica «Isola» a soli ventitré anni, grazie al decisivo sostegno economico del padre dell’amico coetaneo Carlo Muscetta (come ha ricordato lo stesso critico nel memoir «L’erranza», Catania 1992): Angelo Muscetta, che conduceva ad Avellino una florida attività commerciale, procurò dunque gli accordi con la tipografia Pergola, mentre la Libreria del 900 diretta da Ugo Arcuno e Salvatore Mastellone — luogo di ritrovo della più vivace intellettualità napoletana, dagli artisti circumvisionisti allo scultore Saverio Gatto, zio di Alfonso — prestò il proprio marchio in qualità di editore. «Isola» fu ben accolta sia da Sandro Penna (“L’Italia letteraria”, 12 febbraio 1933) sia da Eugenio Montale (“Pegaso”, maggio 1933): il primo non mancò di notare i numerosi echi letterari, sin troppo avvertibili non ancora ben diluiti com’erano in uno stile personale («sembra grondare d’acqua bevuta a tutte le più giovani sorgenti»); il secondo chiosava salomonicamente come « avv[enga] raramente che un esordiente […] presenti insieme tante virtù e tanti vizi».