Istoria vaga di Biagio contadino dove leggendo udirete, come perdè miseramente la sua vita, per una graziosa burla fattagli da certi giovani travestiti.
Istoria vaga di Biagio contadino dove leggendo udirete, come perdè miseramente la sua vita, per una graziosa burla fattagli da certi giovani travestiti. | Libri antichi e moderni | Anonimo
Istoria vaga di Biagio contadino dove leggendo udirete, come perdè miseramente la sua vita, per una graziosa burla fattagli da certi giovani travestiti.
Istoria vaga di Biagio contadino dove leggendo udirete, come perdè miseramente la sua vita, per una graziosa burla fattagli da certi giovani travestiti. | Libri antichi e moderni | Anonimo
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1824
- Autore
- Anonimo
- Editori
- Presso Francesco Bertini
- Soggetto
- editoria popolare, Lucca
- Descrizione
- paperback
- Stato di conservazione
- Buono
- Lingue
- Italiano
- Legatura
- Brossura
- Condizioni
- Usato
Descrizione
In 16, cm 8,5 x 15, pp. 24. Brossura muta coeva. Edizione popolare in versi di questo poemetto in forma di dialogo teatrale nel quale si racconta di questo contadino rozzo e e avaro il quale intendeva trar il massimo profitto dai fichi di una sua pianta. Andato al mercato, trova Carletto, servo di "cittadino" che gli compra trentadue fichi, senonchè i due questionano per il resto che Biagio non gli volle dare. Il servo tornato dal padrone fu redarguito e ordinò a un suo compare di fargli uno scherzo per fargliela pagare. Questo con altri compari travestiti da diavoli, con degli specchi e delle luci, la notte, mentre Biagio faceva guardia alla pianta si presentarono e uno di questi, figurando di esser il Gran Diavolo, ordina agli altri suoi ministri, come premio, di salir sulla pianta e di mangiare i fichi e finiti tutti quelli della pianta gli ordina di mangiarsi Biagio che stava nascosto nella capanna. Questo morto di paura fugge a casa, si addormenta e finisce realmente all'inferno, dove trova i diavoli veri che gli rinfacciano le sue malefatte. < Ad ogni modo vediamo che questa farsa deve qualche cosa della sua forma all'esempio della sacra rappresentazione >. Rara edizione stampata da Francesco Bertini, stampatore e libraio lucchese che successe, a partire dal 1805, a Domenico Marescandoli. ultimo dei discendenti di questa famiglia di stampatori, noti per la gran produzione di edizioni popolari, piccoli libri popolari, ascetici e profani, spesso vendute da librai girovaghi. Giannini, La poesia popolare a stampa... I, p. 69. D'Ancona, Origini del teatro italiano, p. 54. Nessun esemplare in Opac.