L' Eneide tradotta in versi italiani da Clemente Bondi
L' Eneide tradotta in versi italiani da Clemente Bondi | Libri antichi e moderni | Virgilio Marone Publio
L' Eneide tradotta in versi italiani da Clemente Bondi
L' Eneide tradotta in versi italiani da Clemente Bondi | Libri antichi e moderni | Virgilio Marone Publio
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1795
- Luogo di stampa
- Torino
- Autore
- Virgilio Marone Publio
- Editori
- Gaetano Balbino, Ferrero e Pomba, Francesco Prato
- Soggetto
- Letteratura latina, Poesia epica, Traduzioni
- Sovracoperta
- False
- Stato di conservazione
- In ottimo stato
- Lingue
- Italiano
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
2 voll. in-8° antico (178x113mm), pp. (2), 246, (2); (2), 239, (1); legatura coeva di premio in piena pelle marrone con super libros in oro ai piatti attestante il conferimento in dono del volume al cittadino Carlo Rimini ('Ecoles Secondaires Humanités an XI - Prix d' emulation accordé au Cit. Charles Rimini'), il tutto entro bordura perimetrale dorata. Dorsi lisci con titolo in oro su tassello, tomaison entro tassello circolare, filetti, fiorellini e stelle, il tutto impresso in oro. Tagli colorati a spruzzo, sguardie marmorizzate. Frontespizi incisi su rame con ritratto di Virgilio in medaglione e titolo entro bordura. Piccoli restauri ai dorsi. Buon esemplare. Impressione torinese della traduzione dell'Eneide' del Bondi (Mezzani, Parma, 1742-Vienna, 1821), poeta e uomo di lettere, fu bibliotecario dell'Arciduchessa d'Austria, Beatrice, cui la versione è dedicata. ' Il risultato della presunta consonanza del Bondi con Virgilio fu una lettura corretta ma incolore del poeta latino, ridotto nelle dimensioni, di un monotono elegiaco e didascalico del Settecento (per esempio gli sfuggì completamente il valore ideologico delle Georgiche, interpretate come una semplice 'lezione di precetti' e una gran prova di stile, una veste ricamata a piccoli fiori in confronto al grande arazzo dell'Eneide), e un'altrettanto incolore lettura di Ovidio, emendato dei luoghi che potevano offendere la morale corrente: anche in queste traduzioni, che ad alcuni sembrarono superare il precedente illustre del Caro, i risultati migliori sono ottenuti sul piano del calligrafismo descrittive, sì che esse ci si presentano come una naturale prosecuzione dell'opera precedente.' (Gennaro Barbarisi in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 11, 1969). Cfr. Gamba, 2497-2499.