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L'insostenibile leggerezza dell'essere

L'insostenibile leggerezza dell'essere | Libri antichi e moderni | Kundera, Milan

Libri antichi e moderni
Kundera, Milan
Adelphi, 1985
32,00 €
(Foligno, Italia)

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1985
  • Luogo di stampa
  • Milano
  • Autore
  • Kundera, Milan
  • Editori
  • Adelphi
  • Formato
  • 22 cm
  • Soggetto
  • Descrizione
  • paperback
  • Stato di conservazione
  • Buono
  • Lingue
  • Italiano
  • Legatura
  • Brossura
  • Condizioni
  • Usato

Descrizione

Prima edizione italiana (stampa marzo 1985). Collana "Fabula", 1 - Brossura editoriale con bandelle, 318 pagine. Accluso un coevo ritaglio di giornale con articolo di Italo Calvino sul libro ("Due obiezioni a Kundera", la Repubblica, 31.05.1985). Ordinari segni d'uso e del tempo, nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni -- Protetto da un titolo enigmatico, che si imprime nella memoria come una frase musicale, questo romanzo obbedisce fedelmente al precetto di Hermann Broch: «Scoprire ciò che solo un romanzo permette di scoprire». Questa scoperta romanzesca non si limita all'evocazione di alcuni personaggi e delle loro complicate storie d'amore, anche se qui Tomás, Teresa, Sabina, Franz esistono per noi subito, dopo pochi tocchi, con una concretezza irriducibile e quasi dolorosa. Dare vita a un personaggio significa per Kundera «andare sino in fondo a certe situazioni, a certi motivi, magari a certe parole, che sono la materia stessa di cui è fatto». Entra allora in scena un ulteriore personaggio: l'autore. Il suo volto è in ombra, al centro del quadrilatero amoroso formato dai protagonisti del romanzo: e quei quattro vertici cambiano continuamente le loro posizioni intorno a lui, allontanati e riuniti dal caso e dalle persecuzioni della storia, oscillanti fra un libertinismo freddo e quella specie di compassione che è «la capacità massima di immaginazione affettiva, l'arte della telepatia, delle emozioni». Esercitato da lungo tempo a percepire nella «Grande Marcia» verso l'avvenire la più beffarda delle illusioni, Kundera ha saputo mantenere intatto il pathos di ciò che, intessuto di innumerevoli ritorni come ogni amore torturante, è pronto però ad apparire un'unica volta e a sparire, quasi non fosse mai esistito.

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