LA ILIADE DI OMERO RECATA DAL TESTO GRECO IN VERSI TOSCANI DA GIACINTO CERUTI. VOLUME PRIMO (-SECONDO). TORINO MDCCLXXVII (-MDCCLXXXIX). PRESSO GIAMMICHELE BRIOLO.
LA ILIADE DI OMERO RECATA DAL TESTO GRECO IN VERSI TOSCANI DA GIACINTO CERUTI. VOLUME PRIMO (-SECONDO). TORINO MDCCLXXVII (-MDCCLXXXIX). PRESSO GIAMMICHELE BRIOLO. | Libri antichi e moderni | Cerutti, Giacinto (None 1735 - Roma 1792)
LA ILIADE DI OMERO RECATA DAL TESTO GRECO IN VERSI TOSCANI DA GIACINTO CERUTI. VOLUME PRIMO (-SECONDO). TORINO MDCCLXXVII (-MDCCLXXXIX). PRESSO GIAMMICHELE BRIOLO.
LA ILIADE DI OMERO RECATA DAL TESTO GRECO IN VERSI TOSCANI DA GIACINTO CERUTI. VOLUME PRIMO (-SECONDO). TORINO MDCCLXXVII (-MDCCLXXXIX). PRESSO GIAMMICHELE BRIOLO. | Libri antichi e moderni | Cerutti, Giacinto (None 1735 - Roma 1792)
Metodi di Pagamento
- PayPal
- Carta di Credito
- Bonifico Bancario
- Pubblica amministrazione
- Carta del Docente
Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1787
- Luogo di stampa
- Torino
- Autore
- Cerutti, Giacinto (None 1735 - Roma 1792)
- Editori
- Briolo
- Soggetto
- letteratura italiana, letteratura greca, classici, iliade
- Descrizione
- Le ultime 8 carte del secondo volume presentano un alone bruno a metà pagina, che nell’ampio margine dell’ultima carta (imprimatur) peggiora in piccola lacuna (cm 1,5 circa di diametro) corretta con antica menda al verso. Buon esemplare nel complesso.
Descrizione
Due volumi in legatura primo-ottocentesca in mezza pelle con angoli, sul dorso fitti fregi dorati e titoli su doppio tassello purpureo, in quarto cm 24 x 18, pp (8) 420 (4), 430 (2). In calce al volume primo una carta con il «CATALOGO Di Libri stampati da GIAMMICHELE BRIOLO Stampatore e Librajo della R. Accademia delle Scienze, e della Società Agraria» e una carta di errata. Le ultime 8 carte del secondo volume presentano un alone bruno a metà pagina, che nell’ampio margine dell’ultima carta (imprimatur) peggiora in piccola lacuna (cm 1,5 circa di diametro) corretta con antica menda al verso. Le ultime 8 carte del secondo volume presentano un alone bruno a metà pagina, che nell’ampio margine dell’ultima carta (imprimatur) peggiora in piccola lacuna (cm 1,5 circa di diametro) corretta con antica menda al verso. Buon esemplare nel complesso. Edizione originale. Debitore insolvente, truffatore, vicino di stanza (nella casa romana di Piazza di Spagna) di Giacomo Casanova che nelle Memorie ne offre un simpatetico ritratto (nonostante i debiti mai ripagati e la delazione alla padrona di casa dei «joyeux entretiens» notturni del veneziano con la figlia di lei): il canonico piemontese Giacinto Cerutti fu certamente un letterato avventuriero, sempre alla infruttuosa ricerca di un pubblico appannaggio e di una posizione a corte. Le sue peregrinazioni lo portarono, negli anni '80 del Settecento, ormai bandito dal Piemonte e senza prospettive a Roma, a ottenere un posto di professore presso l’Accademia navale di Cartagena; durante il soggiorno spagnolo preparò questa versione in endecasillabi sciolti dell'Iliade che doveva guadagnargli un posto all'Accademia di Berlino e restituirgli il favore sabaudo: ma la dedica a Vittorio Amedeo II, proposta per il secondo volume, fu rifiutata dal sovrano e l'opera ebbe una fredda accoglienza negli ambienti intellettuali italiani. Se il Giornale de’ Letterati di Fabroni lodò la traduzione e il suo autore per aver reso oggetto di esplicita riflessione, nella prefazione e nelle note, il «metodo, che gli è piaciuto di adottare nel compiere il suo lavoro», da più parti ne fu criticata l'eccessiva disinvoltura: Stefano Arteaga accusò l'autore di scarsa conoscenza del Greco, l'editore livornese Tommaso Masi di aver preso alcuni versi dall'opera di Anton Maria Salvini (1723) e ancora Monti, nelle Considerazioni sulla difficoltà di ben tradurre la protasi dell'Iliade (1807), ne deprecava le «lascivie drammatiche». Questa liberissima traduzione, che spesso ricorre alla parafrasi e addirittura aggiunge brani al testo omerico, è un interessante testimonianza della vivacità del neoclassicismo italiano del periodo intorno ad uno dei suoi nodi centrali: l'esigenza, con cui si confrontarono in pochi anni Ridolfi, Cesarotti, Verri, Monti e Foscolo, di rendere accessibile ai propri contemporanei il poema, e la ricerca di un nuovo equilibrio tra interpretazione e traduzione. Graesse III, p 338. Rif. cat. 14636.