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La Mezacanna co lo Vasciello dell’arbascia. Poema n'ottava rimma a lengua napoletana de Giammatista Valentino

La Mezacanna co lo Vasciello dell’arbascia. Poema n'ottava rimma a lengua napoletana de Giammatista Valentino | Libri antichi e moderni | Valentino, Giammattista [Giambattista, Giovan Battista, Giovanni, Battista]

Libri antichi e moderni
Valentino, Giammattista [Giambattista, Giovan Battista, Giovanni, Battista]
per Necola Monaco,, 1724
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1724
  • Luogo di stampa
  • A Napole [Napoli] ,
  • Autore
  • Valentino, Giammattista [Giambattista, Giovan Battista, Giovanni, Battista]
  • Pagine
  • pp. 167 [1].
  • Editori
  • per Necola Monaco,
  • Formato
  • in 16°,
  • Soggetto
  • Letteratura Antica Dialettali e Storia Locale
  • Descrizione
  • legatura in piena pergamena floscia coeva; titolo manoscritto al dorso;

Descrizione

LIBRO Edizione successiva. Fisiologiche bruniture alle carte; scritte abrase al frontespizio; nel complesso esemplare genuino. Giovan Battista Valentino (1614-1678 ca.), scrivano della Vicaria e poeta in lingua napoletana, intrecciò satira e cronaca per raccontare le trasformazioni di Napoli dopo la peste del 1656. Questo poemetto pubblicato per la prima volta, nel 1660, che conobbe molte edizioni nei decenni successivi, è strutturato in forma di dialogo tra Titta (diminutivo di Giovanni Battista, cioè lo stesso Valentino) e Masillo (diminutivo di Tommaso). Della misura di 8 palmi (poco più di 2 metri), la canna era l’unità di lunghezza principale nel Regno di Napoli prima dell’introduzione del sistema decimale; il poema consta di quattro canti, ciascuno dei quali è chiamato «parmo» (cioè palmo), andando a comporre quindi la «mezza canna» del titolo, il cui significato si rifà alla «mezza misura» e all’aurea mediocritas, che l’autore non vede dovunque si volti, come precisa nella prefazione «A chi sa leggere». Fa da proemio «Lo vasciello dell’arbascìa» («il vascello dell’alterigia»), in cui Valentino immagina che una nave chiamata Arbascia sia giunta nel porto di Napoli, piena di orpelli per persone vanitose. Bibl.: E. Malato, «La poesia dialettale napoletana», Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1960, pp. 219-220.

Edizione: edizione successiva.

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