Manifesto dei Pittori futuristi
Manifesto dei Pittori futuristi | Libri antichi e moderni | Boccioni - Carra' - Russolo - Balla - Severini
Manifesto dei Pittori futuristi
Manifesto dei Pittori futuristi | Libri antichi e moderni | Boccioni - Carra' - Russolo - Balla - Severini
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1910-1911
- Luogo di stampa
- Milano
- Autore
- Boccioni - Carra' - Russolo - Balla - Severini
- Editori
- Direzione del Movimento Futurista
- Sovracoperta
- False
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
Volantino in-4°, pp. 4 n.n. “Noi non invochiamo certo la materiale distruzione dei musei, come grossolanamente capirono gli stupidi detrattori del futurismo. Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobistica del passato, alimentata dall’esistenza nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla supina ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell’entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l’abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita“. Il primo manifesto della pittura futurista è il Manifesto dei Pittori futuristi, in lingua italiana, sottoscritto da Umberto Boccioni, Carlo Dalmazzo Carrà, Luigi Russolo, Aroldo Bonzagni e Romolo Romani, che viene letto l’8 marzo 1910 al Politeama Chiarella di Torino durante la terza serata futurista. La prima edizione viene subito sostituita da un’altra, la seconda e ufficiale: è l’edizione edita dagli Uffici di Poesia, datata 11 febbraio 1910, dove non ci sono più i nomi di Bonzagni e Romani, sostituiti da quelli di Giacomo Balla e Gino Severini. Il testo è identico ma guarda caso è espunta la frase diplomatica: “Noi non invochiamo certo la materiale distruzione dei musei, come grossolanamente capirono gli stupidi detrattori del futurismo“. Insomma i poeti incendiari non potevano acccompagnarsi con pittori meno che dinamitardi. Un particolare curioso caratterizza tutti gli esemplari da me esaminati, un errore di stampa: l’ultimo punto delle conclusioni è contrassegnato col numero 9 anziché 8. Di questa versione ufficiale esiste una ristampa successiva, datata 11 febbraio 1910 ma in realtà del 1911 o 1912 (la nostra copia), come risulta evidente dall’indicazione editoriale della “Direzione del Movimento Futurista” che corrisponde anche al cambio di indirizzo dell’abitazione di Marinetti, da via Senato a Corso Venezia. Il testo è identico, ci sono solo lievi variazioni nell’impostazione tipografica e viene aggiunto un elenco di aderenti al movimento futurista.