Padre e Figlio. Studio di due temperamenti
Padre e Figlio. Studio di due temperamenti | Libri antichi e moderni | Gosse, Edmund
Padre e Figlio. Studio di due temperamenti
Padre e Figlio. Studio di due temperamenti | Libri antichi e moderni | Gosse, Edmund
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1965
- Luogo di stampa
- Milano
- Autore
- Gosse, Edmund
- Pagine
- 256
- Editori
- Adelphi
- Formato
- 22 cm
- Soggetto
- Descrizione
- paperback
- Stato di conservazione
- Buono
- Lingue
- Italiano
- Legatura
- Brossura
- Condizioni
- Usato
Descrizione
"Biblioteca Adelphi", 2; prima edizione, 1965 - Brossura editoriale con bandelle, 246 pagine. Traduzione di Bruno Fonzi. Lievi segni del tempo al dorso, peraltro ottima copia dalla paginazione fresca e compatta, forse mai letta -- Studio di due temperamenti, ma più ancora di due generazioni, di due mondi in conflitto, Padre e Figlio fu pubblicato anonimo nel 1907 e ristampato l'anno dopo col nome dell'autore. Nell'ultima esitazione a mettere la propria firma sotto quest'atto di accusa di un figlio contro il proprio padre e il suo mondo, Gosse dà un'altra prova di quella delicatezza e di quel rispetto con cui tratta, in questa autobiografia della giovinezza, la singolare figura del suo antagonista. Il libro è il resoconto della lenta liberazione del figlio, della sua lunga, ingenua e inesperta obbedienza, dei primi dubbi, delle prime riserve, delle prime malcelate insofferenze, fino allo scatto esasperato col quale confermerà, dopo essersi già allontanato dal padre, la propria definitiva indipendenza, e che gli aprirà finalmente la sua strada: quella strada che, dal mondo ottuso di un puritanesimo morente, lo porterà a una feconda attività letteraria nel vivo di una cultura europea ancora in piena espansione, e all'amicizia di uomini come Swinburne, Stevenson, Henry James, Thomas Hardy. Delicato e pur vivissimo nei particolari che segnano le tappe dell'evoluzione del ragazzo, affascinante nella resa immediata dell'atmosfera e dei personaggi, come pure nell'evocazione di un evangelismo forsennato, è soprattutto in una accettazione di se stesso, ironica e dolente, in una nobiltà che non conosce rancore che il lungo racconto di Gosse trova il proprio incomparabile pregio.