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Il dolore di tutti i Borboni nell’allontanarsi colla truppa da Gaeta per la Spagna.

Il dolore di tutti i Borboni nell’allontanarsi colla truppa da Gaeta per la Spagna. | Stampe |

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Dettagli

  • Soggetto
  • Regno delle Due Sicilie, Risorgimento, Francesco II, Maria Sofia, di Baviera

Descrizione

Foglio volante, stampato su due colonne S.l. [Napoli?], , s.d. [1861, post 13 febbraio], cm 41×26. Dialogo drammatizzato tra i soldati borbonici, Francesco II e Maria Sofia. Documento della pubblicistica antiborbonica napoletana nell’immediato periodo postunitario. Naturali tracce d’uso, strappetti in concomitanza delle pieghe di archiviazione, gore di vecchia umidità; mancanza di qualche carattere, nel complesso leggibile. Non comune. Francesco II sotto accusa: il foglio volante antiborbonico dopo Gaeta. Il documento reca il titolo Il dolore di tutti i Borboni nell’allontanarsi colla truppa da Gaeta per la Spagna ed è un foglio volante di orientamento unitario e antiborbonico, strutturato come dialogo drammatizzato a tre voci: i Soldati, Sofia e Francesco II. La resa di Gaeta del 13 febbraio 1861 costituisce l’evento di riferimento immediato: il testo è concepito come una messa in scena della disfatta morale e politica dei Borbone nel momento dell’abbandono del loro ultimo presidio militare nel Regno delle Due Sicilie. Va notato che Francesco II non si diresse in Spagna, ma a Roma, ospite di Pio IX: l’indicazione “per la Spagna” nel titolo si presta a una lettura interpretiva come allusione alle origini dinastiche — il ramo borbonico di Napoli discende da Carlo III di Borbone, che giunse nel Regno nel 1734 dalla Spagna — con il sottinteso polemico che la dinastia stesse semplicemente tornando da dove era venuta. Le tre voci assolvono funzioni retoriche distinte. I Soldati rappresentano il popolo tradito e apostrofano Francesco II con invettive violente, accusandolo di essere erede della tirannide di Ferdinando II piuttosto che della madre Cristina di Savoia, presentata come figura antitetica, e imputano al re di non aver saputo cogliere l’opportunità della propria ascesa al trono il 22 maggio 1859 per concedere uno statuto costituzionale — gesto che arriverà solo con l’Atto Sovrano del 25 giugno 1860, quando il regno era già militarmente perduto. Sofia — identificabile con la regina Maria Sofia di Baviera — assume il ruolo di giudice interno alla dinastia, la voce più severa del testo. Francesco II è rappresentato come figura impotente, incapace di rispondere alle accuse se non con proposte di corruzione verso Garibaldi, respinte dalla stessa moglie.<BR><BR>La chiusa è affidata di nuovo ai Soldati, che restituiscono le spade a Francesco II richiamando i combattimenti di Capua e Caiazzo dell’autunno 1860 come testimonianza del sangue italiano versato in quella guerra fratricida, e lo congedano acclamando Vittorio Emanuele, Garibaldi e l’Italia una ed indipendente. Il dialogo è firmato con le sole iniziali O. T.<BR><BR> <BR><BR>

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