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PORTICVS · TEMPLI · IVLII · COLVMNAE · TRES.

PORTICVS · TEMPLI · IVLII · COLVMNAE · TRES. | Stampe | LAFRERI Antonio

Stampe
LAFRERI Antonio
1550
1000,00 €
(Roma, Italia)

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1550
  • Formato
  • 210 X 290
  • Incisori
  • LAFRERI Antonio
  • Soggetto
  • Tempio dei Dioscuri

Descrizione

Bulino, 1550, firmato e datato in basso al centro ANT[ONII] · LAFRERII · FORMIS - IMPRESSAE - ROMAE ANNO ∞ D L· Derivazione in controparte dall’incisione stampata da Antonio Salamanca nel 1540. Esemplare nel primo stato di due (Rubach, mentre per Alberti è stato unico), avanti l’indirizzo di Pietro de Nobili. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “scudo con scala e stella a sei punte” (cfr. Woodward nn. 243-254), con pieni margini, in ottimo stato di conservazione. Iscritto e firmato in basso al centro: «PORTICVS · TEMPLI · IVLII · COLVMNAE · TRES · CVM · EPISTYLII · PARTE · ITA · VT · IN · FORO · ROM[ANO] · FISSVRIS · SCILICET · FRACTVRISQ[ VE] / - DEFORMES · EXTANT » [Le tre colonne del portico del tempio di Giulio con parte dell’epistilio, così come sono nel foro romano, e cioè deformate da fenditure e fratture]. “L’incisione riproduce le tre colonne corinzie del Tempio dei Dioscuri nel Foro Romano, dedicato ai gemelli Castore e Polluce, divinità note come Dioscuri o come Castori che protessero, secondo la mitologia, la Roma repubblicana nella decisiva battaglia sul lago Regillo contro il tentativo dell’ultimo re Tarquinio il Superbo di ritornare sul trono. Grati dell’evento i romani nel 484 a.C. avrebbero eretto il tempio di cui sopravvivono le tre enormi colonne. La prima edizione di questa stampa risale al 1550 e si deve ad Antonio Lafréry. L’incisione riprendeva quella di Antonio Salamanca (1540)” (cfr. Marigliani, Lo splendore di Roma nell’Arte incisoria del Cinquecento). L’opera appartiene allo Speculum Romanae Magnificentiae, la prima iconografia della Roma antica. La lastra figura nell'Indice del Lafreri al n. 120, descritta come Tre colonne del portico del tempio di Giulio Cesare. Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri (Lafrery). Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 - hanno avviato la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica della città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, ma venivano anche acquistate in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori. Claudio Duchetti continuò l’attività editoriale, implementando le lastre dello Speculum con copie di quelle “perdute” nella divisione ereditaria, che fece incidere al milanese Amborgio Brambilla. Alla morte di Claudio (1585) le lastre furono cedute – dopo un breve periodo di pubblicazione degli eredi, in particolare nella figura di Giacomo Gherardi - a Giovanni Orlandi, che nel 1614 vendette la sua tipografia al fiammingo Hendrick van Schoel. Stefano Duchetti, al contrario, cedette le proprie matrici all’editore Paolo Graziani, che si associò con Pietro de Nobili; il fondo confluì nella tipografia De Rossi passando per le mani di editori come Marcello Clodio, Claudio Arbotti e Giovan Battista de Cavalleris. Il restante terzo di matrici della divisione Lafreri fu suddiviso e scisso tra diversi editori, in parte anche francesi: curioso vedere come alcune tavole vengano ristampate a Parigi da Francois Jollain alla metà del XVII secolo. Diverso percorso ebbero alcune lastre stampate da Antonio Salamanca nel suo primo periodo; attraverso il figlio Francesco, confluirono nella tipografia romana di Nicolas van Aelst. Altri editori che contribuirono allo Speculum furono i fratelli Michele e Francesco Tramezzino (autori di numerose lastre che confluirono in parte nella tipografia Lafreri), Tommaso Barlacchi, e Mario Cartaro.

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