Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Cookie Policy completa.

Veduta del Ponte Rotto

Veduta del Ponte Rotto | Stampe | ROSSINI Luigi

Stampe
ROSSINI Luigi
1822
750,00 €
(Roma, Italia)

Metodi di Pagamento

Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1822
  • Luogo di stampa
  • Roma
  • Formato
  • 628 X 417
  • Incisori
  • ROSSINI Luigi

Descrizione

Splendida e ampia veduta di Ponte Rotto, ovvero l'antico "pons Aemilius", il primo ponte in muratura di Roma, situato a nord dell'isola Tiberina. Noto anche coi nomi di Ponte Senatorio, o ponte di S. Maria, oggi conserva una sola delle tre arcate superstiti nel cinquecento, che poggia sugli originali piloni del II secolo a.C.La tavola è la numero 42 delle Antichità Romane di Luigi Rossini. La serie delle vedute di Antichità Romane, composta di 101 tavole, viene realizzata con il ricavato della e vendita dei rami della Raccolta di cinquanta principali vedute di antichità tratte dai scavi fatti in Roma in questi ultimi tempi divise in 40 vedute edita nel 1817.Con quest’opera, per il numero delle tavole e per il formato prescelto, di grandi dimensioni, l’incisore vuole affermarsi come figura di primo piano nel mondo artistico romano.In quest’opera Rossini si cimenta in un diretto confronto con il suo predecessore G. B. Piranesi che costituisce un punto di riferimento per un incisore di vedute antiche, per quanto riguarda l’originalità e l’ampiezza della riproduzione. Il Rossini, oltre a sottolineare la sua influenza nella scelta del titolo e di alcune didascalie, usa frequentemente le medesime inquadrature e identici punti di vista del maestro veneziano. Altro elemento riconducibile a Piranesi è l’uso della luce e dei forti contrasti chiaroscurali. In queste tavole raggiunge una certa padronanza del mezzo tecnico che gli permette di cimentarsi in inquadrature più complesse nelle quali si nota un’organizzazione spaziale molto articolata. Nelle tavole è frequente il ricorso al taglio diagonale della veduta, consentendogli una più ampia possibilità di graduare i chiaroscuri in profondità.Tuttavia essendo l’opera composta da molte tavole presenta una certa discontinuità ed è possibile riscontrare in alcune di esse qualche incertezza nella impostazione prospettica ed alcune durezze nel segno.Rimanendo fedele alla tradizione corrente, la scelta dei soggetti operata dal Rossini non introduce nessuna novità; sono infatti rappresentati tutti i più importanti monumenti e luoghi archeologici di Roma. Elementi di novità sono sottolineati dalla registrazione puntuale dei lavori di indagine e di scavo intrapresi in quegli anni che dalla originalità delle inquadrature. Di particolare interesse da un punto di vista documentario sono le ultime quattro incisioni relative alla distruzione della Basilica di San Paolo fuori le mura, in seguito all’incendio del 15 luglio 1823.La volontà di voler animare le vedute, restituendo il monumento al suo contesto storico e la propria inadeguatezza nel campo della figura porta Rossini ad una collaborazione con Bartolomeo Pinelli, incisore romano, interprete e illustratore del costume e della vita popolare; a cui si devono le figure e i gruppi caratteristici che corredano le vedute. Pinelli in alcuni casi, riprende i motivi tratti dalle sue precedenti raccolte di Costumi pittoreschi romani. Incisione in rame, ampli margini, in ottimo stato di conservazione. Splendida e ampia veduta di Ponte Rotto, ovvero l'antico "pons Aemilius", il primo ponte in muratura di Roma, situato a nord dell'isola Tiberina. Noto anche coi nomi di Ponte Senatorio, o ponte di S. Maria, oggi conserva una sola delle tre arcate superstiti nel cinquecento, che poggia sugli originali piloni del II secolo a.C.La tavola è la numero 42 delle Antichità Romane di Luigi Rossini. La serie delle vedute di Antichità Romane, composta di 101 tavole, viene realizzata con il ricavato della e vendita dei rami della Raccolta di cinquanta principali vedute di antichità tratte dai scavi fatti in Roma in questi ultimi tempi divise in 40 vedute edita nel 1817.Con quest’opera, per il numero delle tavole e per il formato prescelto, di grandi dimensioni, l’incisore vuole affermarsi come figura di primo piano nel mondo artistico romano.In quest’opera Rossini si cimenta in un diretto confronto con il suo predecessore G. B. Piranesi che costituisce un punto di riferimento per un incisore di vedute antiche, per quanto riguarda l’originalità e l’ampiezza della riproduzione. Il Rossini, oltre a sottolineare la sua influenza nella scelta del titolo e di alcune didascalie, usa frequentemente le medesime inquadrature e identici punti di vista del maestro veneziano. Altro elemento riconducibile a Piranesi è l’uso della luce e dei forti contrasti chiaroscurali. In queste tavole raggiunge una certa padronanza del mezzo tecnico che gli permette di cimentarsi in inquadrature più complesse nelle quali si nota un’organizzazione spaziale molto articolata. Nelle tavole è frequente il ricorso al taglio diagonale della veduta, consentendogli una più ampia possibilità di graduare i chiaroscuri in profondità.Tuttavia essendo l’opera composta da molte tavole presenta una certa discontinuità ed è possibile riscontrare in alcune di esse qualche incertezza nella impostazione prospettica ed alcune durezze nel segno.Rimanendo fedele alla tradizione corrente, la scelta dei soggetti operata dal Rossini non introduce nessuna novità; sono infatti rappresentati tutti i più importanti monumenti e luoghi archeologici di Roma. Elementi di novità sono sottolineati dalla registrazione puntuale dei lavori di indagine e di scavo intrapresi in quegli anni che dalla originalità delle inquadrature. Di particolare interesse da un punto di vista documentario sono le ultime quattro incisioni relative alla distruzione della Basilica di San Paolo fuori le mura, in seguito all’incendio del 15 luglio 1823.La volontà di voler animare le vedute, restituendo il monumento al suo contesto storico e la propria inadeguatezza nel campo della figura porta Rossini ad una collaborazione con Bartolomeo Pinelli, incisore romano, interprete e illustratore del costume e della vita popolare; a cui si devono le figure e i gruppi caratteristici che corredano le vedute. Pinelli in alcuni casi, riprende i motivi tratti dalle sue precedenti raccolte di Costumi pittoreschi romani. Incisione in rame, ampli margini, in ottimo stato di conservazione. Cfr.

Logo Maremagnum it