Delle-antichita-picene-dell-abate-patrizio-camerinese-fermo-f6e12a9a-259c-467d-98f9-d36a6a41c907

Note Bibliografiche

33 volumi in folio (mm. 320x215), splendida leg. uniforme m. perg. ottocentesca con doppio tass. marocchino rosso e tit. oro ai d., piatti in cart. dec. In antip. al primo vol. bel ritratto in rame di Papa Pio VI cui è dedicata l'opera, incisa da Raimondo Faucci, e all'ultimo vol. gr. veduta ripiegata (mm. 310x503) raffigurante Monterubbiano preso dalla villa di Montotto, inc. in rame da Luigi Povelato. Fregi, finalini, testatine xilogr. e in rame di corredo al testo e incisioni con stemmi araldici e alberi genelogici ripiegati. La monumentale opera così si compone: i primi 30 volumi contengono l'opera completa del Colucci sulle Antichità Picene, il vol. 31 ha un formato maggiore (mm. 370x265) e raccoglie in due parti le 68 tavole inc. in rame, anche ripiegate, di illustrazione al testo, il vol. 32, rarissimo, contiene la prima edizione dell'opera di Nicolò Peranzone curata dal Colucci. Le tavole comprendono 2 carte geografiche del Piceno, 1 veduta del porto di Ancona, e piante e monumenti di Ancona, Ascoli, Cupra Marittima, Falerio, Fano, Gubbio, Pesaro, Potenza, Tolentino, Treja, Urbisaglia. Il volume aggiunto, estraneo all'opera, ma qui unito per uniformità della legatura, contiene la prima edizione dell'opera dell'umanista Niccolò Peranzoni "De Laudibus Piceni" curata dal Colucci stesso. Poco si conosce del marchigiano N. Peranzone originario di Montecassiano di Macerata, noto soprattutto come correttore e revisore di opere petrarchesche. Questo scrittore compilava il suo De Laudibus Piceni tra il 1510 e il 1527 ma il suo autografo era già scomparso al tempo di Colucci, il quale pubblicò per primo quel lavoro sulla base di copie manoscritte o forse autografe, come dichiara nella prefazione. Giuseppe Colucci (Penna San Giovanni 1752 - Fermo 1809) di nobili origini, dopo aver preso i voti, si dedicò con passione alle ricerche storiche e antiquarie incoraggiato dai coetanei Annibale degli Abati Olivieri e Girolamo Tiraboschi. Grazie a finanziamenti pubblici e privati dei numerosi sottoscrittori riuscì negli anni a raccogliere molto materiale documentario storico e allestì in proprio la tipografia-libreria di Pallade fondata da lui stesso a Fermo (solo al primo volume compare il nome dell'editore Paccaroni, poi è sempre riportato "In Fermo, dai torchi dell'Autore"). Le antichità picene coprono l'arco cronologico dall'età romana all'Alto Medioevo con un intento scientifico molto complesso e con la volontà di spaziare dall'archeologia alla geografia, dagli aspetti storico-militari a quelli economici e proprio la complessità dell'opera, e forse le critiche competitive di altri studiosi, lo convinsero a desistere e interrompere la pubblicazione dell'opera sebbene avesse a disposizione molto materiale ancora inedito (ci rimangono 20 volumi inediti conservati presso la Biblioteca comunale Mozzi-Borgetti di Macerata). L'opera è maggiormente importante laddove contiene croniche di piccole località, per la prima e talvolta unica volta pubblicate dal Colucci. Lozzi II, p.51, nota. Platneriana p.194. Pur nei limiti, l'opera costituisce una fonte preziosa e imprescindibile per gli studi di storia locale e, così completa di tavole e supplemento, è di assoluta rarità e, salvo qualche pagina arrossata molto lievemente, in stato di conservazione eccezionale.

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