Bosco-medioevo-def6b357-2df5-439a-a59f-99b048250fe9
  • Libreria: Libreria Medievale
  • Editore: Casa Editrice Clueb 1998
  • EAN: 9788880911937
  • Soggetti: Scienze e tecniche-Ambiente e natura-Piante-Libri-Saggi

Note Bibliografiche

300 pagine. 16 tavv. f.t., 4 ill. b/n. Brossura. cm 14,5 x 20,5 x 1,9. gr 431. Collana: Mosaici, 4. Commento dell'editore: Che cosa rappresenta, oggi, il bosco per l'uomo delle società cosiddette avanzate? Non c'è dubbio che ai più appare come una presenza marginale, lontana, slegata da qualsiasi attività caratterizzante la realtà complessiva in cui solitamente ognuno vive ed opera: per questo viene spesso invocato come elemento costitutivo di una mitologia del passato, bene semmai da tutelare, da conservare, da avvicinare di tanto in tanto per tonificare il corpo e la mente stressati; ma il bosco resta pur sempre profondamente estraneo alla vita quotidiana nel nostro tempo: sta scomparendo perfino dalle favole dei bambini. Parlare del bosco oggi, relativamente ad un periodo in cui questa è stata invece - come ben si vedrà nelle pagine che seguono - assolutamente centrale, assolve quindi ad un primo, essenziale compito: quello conoscitivo. E qui la materia si presenta vastissima, costringendo a procedere per sondaggi settoriali, ma che forniscono un'idea assai precisa della presenza e della rilevanza del bosco nella società medievale. Si tratta di una realtà così massiccia e importante da costringere all'utilizzo di concetti e terminologie le più diverse. Già il lessico di base si presenta assai articolato: saltus, lucus, silva, buscus, nemus, foresta...tutti termini con un significato specifico, che va recuperato di volta in volta, tenendo conto dei vari contesti culturali, territoriali e cronologici. Ma anche la realtà produttiva indicata col più generale come di silva presenta particolari specificazioni: vi è la silva 'glandifera', adatta soprattutto per il pascolo brado dei suini; la silva 'stalaria', ossia il bosco ceduo utilizzato prevalentemente per ricavarne pali e legname minuto; ancora si distingue tra la silva 'fructuosa' e quella 'infructuosa'; specializzazioni ulteriori rigurdano i castagneti, i cerreti, i rovereti, tutte le consociazioni che hanno dato origine a una toponomastica di cui l'Europa è fittissima. Ma anche la geografia, la pedologia, la latitudine, l'altitudine svolgono un ruolo di prim'ordine in questa definizione: dai boschi alpini dominati dalle conifere si passa ai boschi planiziari ricchi di farnie, roveri, salici, ontani; dalle pinete litoranee ai boschi di sponda, alla macchia mediterranea; se poi introduciamo variabili di natura sociale, avremo boschetti dei poderi contadini, i grandi boschi-giardino delle ville nobiliari, gli estesi boschi delle comunita' rurali. Come si pongono, nel Medioevo, gli uomini di fronte a questa realtà complessa e onnipresente? Ne hanno paura, perchè il bosco è popolato di bestie feroci, di animali nocivi, di malviventi e di banditi, di ombre, di spiriti e divinità: ma la paura non è tale da scoraggiarli, da farli arrestare spaventati ai margini della selva. certo vi sono parti del bosco nelle quali gli uomini non si avventurano, ma nel complesso essi conoscono, percorrono, usano il bosco: ed esso viene misurato, tutelato, sfruttato, talora profondamente modificato e in certi casi-limite (significativi però anch'essi del rapporto familiare che gli uomini avevano instaurato col bosco) perfino distrutto. Quella medievale si delinea pertanto come una civiltà dell'albero: utilizzato in forma capillare per molteplici e svariati usi, esso è veramente - se così possiamo esprimerci - un personaggio di primo piano nella società del tempo… (Dalla Prefazione di Bruno Andreolli e Massimo Montanari)

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