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Note Bibliografiche

Dédié a son excellence Dimitry Princede Galitzin Ministre Plenipotentiaire de la cour de Russie Aupres de Sa Majesté très Chrétienne Basan et Poignant, Paris, post 1769 (1800 circa). Incisione in rame all'acquaforte, cm 44,5 x 61 (alla lastra) più margini. In lastra, sulla sn.“ Jac. Iordaens Pinxit 1639”, sulla ds. “J. F. Poletnich Sculpsit 1769”; più in basso e sempre in lastra, sulla sn. il num. 9 e sulla ds. C. L. R. Bella scena a grandi figure, di invenzione del Jordaens e incisa dal Polctnich, il quale la riproduce in controparte. Eemplare con un minuto foxing marginale, in ampi margini, in sana e bella impressione. Jacob Jordaens (Anversa, 1593 - Anversa, 1678), pittore fiammingo considerato, assieme a Rubens e van Dyck fra i più importanti del diciassetesimo secolo e tra i migliori pittori barocchi della scuola fiamminga. Assieme a Rubens e Van Dyck fu allievo del pittore manierista Adam Van Noort, grazie al quale venne ammesso alla gilda dei pittori di Anversa (Jordaens ne sposò la figlia Catharina), divenendo esponente di primo piano del barocco nelle Fiandre. Spesso collaborò con la bottega di Rubens. Dipinse soggetti religiosi, mitologici, storici, ritratti e scene di genere, realizzò grandi decorazioni monumentali. Fin dagli inizi si dimostrò particolarmente capace di impaginare grandi composizioni, dove diverse figure riempiono completamente lo spazio disponibile. Questa caratteristica, costante anche nella sua produzione successiva, si deve forse alla sua attività di pittore d'arazzi. Nella maturità il suo talento si rivelò soprattutto nella pittura di genere ed egli trasse ispirazione da favole tradizionali e dai racconti popolari. Ci sono soggetti sui quali tornò diverse volte dando vita a vere e proprie serie di dipinti, replicando temi di gusto popolaresco come il “Contadino col satiro”, il “Concerto di famiglia”, “Il re beve”. Il suo stile si caratterizza per una maniera espressiva, che interpreta soggetti sacri e mitologici come episodi terreni ricchi di sensualità, le sue scene sono piene di vitalità e satira, gesti, forme e colori vengono esasperati in un accentuato realismo. Nonostante i riferimenti (Michelangelo, Rubens, Caravaggio), già nelle prime opere, la sua realizzazione pittorica supera la tradizione manieristica per insistere su un disegno marcato, su contrasti di luce e su accostamenti di colori forti e brillanti che tendono talvolta a sommergere la forma. Nel 1650 divenne protestante ma continuò a ricevere commissioni dalla chiesa cattolica. Poletnich, J. F. (notizie 1750/ 1770).

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