Dyalogo della unione spirituale di Dio con l' anima dove sono interlocutori l' Amor divino, la Sposa Anima, et la Ragione humana
Dyalogo della unione spirituale di Dio con l' anima dove sono interlocutori l' Amor divino, la Sposa Anima, et la Ragione humana
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Detalles
- Año de publicación
- 1539
- Lugar de impresión
- Milano
- Autor
- Cordoni Bartolomeo
- Editores
- Francesco da Cantalupo e Innocenzo da Cicognara
- Materia
- Dispute e polemiche religiose, Riforma e controriforma, Misticismo cristiano
- Descripción
- *Flexibound
- Sobrecubierta
- False
- Conservación
- Bueno
- Idiomas
- Italiano, Latin
- Copia autógrafa
- False
- Impresión bajo demanda
- False
- Condiciones
- Usado
- Primera edición
- False
Descripción
In-8° antico piccolo (10x8 cm), cartonatura floscia ottocentesca con foglio di riuso manoscritto e timbrato, conservate le bindelle della legatura originale all'interno, tagli indaco (sbiaditi). Carte (12), 271, (1), al frontespizio incisione della crocifissione, al verso dell' ultima carta colophon con marca dello stampatore. Carte fresche e croccanti. Più che buon esemplare. Assai rara prima traduzione italiana a cura del cappuccino Ieronimo Molfetta del trattato mistico composto da Bartolomeo de' Cordoni (1471, città di Castello - 1535, Tunisi) la cui prima edizione latina venne pubblicata postuma nel 1538. Divenuto francescano dopo essere rimasto vedovo a 33 anni egli si dedicò totalmente alla via della carità e alla meditazione. La sua mistica richiamava soprattutto le Laude di Iacopone da Todi e l'Arbor Vitae crucifixae di Ubertino da Casale. La sua visione dei rapporti tra anima e divino fu recepita in pieno dall' ordine dei Cappuccini. Il misticismo esasperato ne causò la condanna espressa da un decreto del S. Uffizio l'8 marzo 1584, ribadita dall'editto del 29 genn. 1600 e da quello redatto dal Guangelli nel 1603, e infine registrata nell'Indice del 1632 e da quello ufficiale del 1664, che la formulò in modo definitivo (sebbene una postilla del 1654 su un esemplare Vallicelliano riferisca che il Maestro del S. Palazzo stimava il libro non proibito e 'da leggersi senza bisogno di licenze').